domenica 24 aprile 2011

Una lunga bellissima storia:noi

[La rua della favela sotto casa mia a Salvador de Bahia]

Molte storie partono da lontano e, come scrive Gramellini in questo articolo, spesso tante parti della nostra vita ci paiono oscure mentre le viviamo, spiazzanti, eppure in fondo alla strada avranno anche loro un senso.
Si io credo che tutto quello che viviamo abbia un senso, tutto, che tutto serva a qualcosa, anche se lo sapremo solo alla fine e per buona parte del viaggio i passaggi e le concatenazioni ci sembreranno totalmente inspiegabili.
Spesso poi, ho visto che sono proprio questi momenti incomprensibili, faticosi, dolorosi, a dare il senso maggiore al tutto.
Questo argomento é molto delicato, perché facilmente si può scivolare in una giustificazione del male in quanto entità utile (ma questo é un altro argomento di cui non ho ancora sciolto del tutto la matassa e non so se mai riuscirò a farlo), eppure senza arrivare a tanto, ora guardandomi indietro dalla breve altezza di questi 26 anni, vedo che un senso c'é, anche e sopratutto dai momenti che non vanno bene o non come avevamo pensato.


[Pescatori della laguna di Bahia, Brasile]


Il 2006 fu un annus horribilis per me e per la mia famiglia, in cui tutta la vita che avevamo conosciuto negli anni precedenti saltò in aria (e molto deve ancora ricomporsi.)
Un anno brutto, brutto, quanto dolore, quanta sofferenza patita.
Nell'agosto di quell'anno andai un mese in Brasile nella Favela di Salvador de Bahia con altri ragazzi e ragazze per un progetto di volontariato.
Avevo sognato e immaginato di andare in Brasile da anni, anni in cui non sapevo quale fosse il senso della mia vita, verso cosa tendere:
mi attirava l'idea di una vita solitaria, magari anche come missionaria, mi esaltavo per esperienze all'estero e mi immaginavo a girare il mondo (e a salvarlo, anche, ero MOLTO idealista).
L'esperienza in Brasile fu invece molto difficile, piena di confusione, disillusioni sul progetto al quale partecipavamo, disillusioni sul ruolo del volontariato,un'enorme confusione a livello emotivo/sentimentale dal quale non riuscivo ad uscire, con continui "colpi di fulmine" che non sapevo gestire e ordinare dentro di me.
Intanto ero lontana da casa (ricordo di aver potuto telefonare a casa solo due volte in tutto il mese), in Israele c'era la guerra contro il Libano ed io ero preoccupata ma in favela non avevamo tv o giornali o internet per avere notizie.


[I piatti meravigliosi che preparava il papà della famiglia brasiliana che mi ospitava]


Ci furono anche momenti belli in quest'esperienza, con la famiglia brasiliana della favela che ospitava in casa me e la mia amica con un calore ed un' ospitalità che ancora ora mi commuovono.


In mezzo a tutto questo guazzabuglio di emozioni, trovai però un piccolo filo di Arianna, un pensiero che si fece via via più chiaro:


in quegli anni stavo vivendo esperienze molto forti, molto belle, stavo viaggiando molto, studiavo all'università, imparavo l'ebraico, giravo con tanti gruppi di amici, senza sosta.


Esperienze bellissime e arricchenti che però non avevano alcun senso se non avevo qualcuno a cui raccontarle, qualcuno con cui condividerle.


Quell'esperienza brasiliana che mentre la vivevo era carica di confusione, di enorme peso emotivo, mi spazzò invece pian piano dalla mente il mio grande dubbio:


no, non volevo essere una missionaria solitaria e giramondo, volevo avere qualcuno vicino a me, qualcuno che non avevo mai avuto.


Quell'esperienza andò completamente diversamente da come l'avevo immaginata e sperata, ma proprio per quello, proprio perché andò male, mi fece un gran bene.


[Con una bimba del progetto di volontariato a Bahia]


Tornata dal Brasile la situazione globale non era però migliorata, nè a casa mia nè in me:


proprio nel momento in cui mi rendevo conto che avevo bisogno di un ragazzo accanto a me, le illusioni che avevo coltivato con varie (sic ero davvero mal messa...) persone naufragarono tristemente.


Pochi giorni dopo, la mia amica Laura mi invitò a casa sua ad una cena, non avevo minimamente voglia di andare o di uscire, ma ci andai.


A quella cena c'erano molte persone che non conoscevo tra cui una che avevo conosciuto alcuni mesi prima e che detestavo profondamente:aveva i capelli rossi e si chiamava Simone.


Quella notte Simone mi mandò un messaggio per chiedermi se mi andava di incontrarlo un pomeriggio per parlare del Brasile.


Anche in questo caso non avevo assolutamente voglia di andarci, ma ero talmente sconfitta nei confronti della vita in sè che non avevo nulla da perdere, così ci andai, convinta di tornare a casa in mezz'ora massimo.


Invece tornai a casa dopo tre ore, sorpresa di avere trovato un ragazzo che detestavo e che non mi piaceva ma con il quale avevo parlato di me per tre ora di fila, raccontandogli con totale naturalezza cose che non avevo mai detto prima a nessuno.


A mio agio nel mostrare il bene ed il male in me, di me, senza finzioni, senza maschere alcune, tanto non avevo nulla da perdere.


Due anni dopo ero con quel ragazzo in Ghana per un'altra esperienza di volontariato e confermavo dentro di me che avevo avuto ragione in Brasile:


non ero fatta per vivere da solitaria, ma per costruire con qualcuno una famiglia.


In un pomeriggio in cui avevo la febbre ed eravamo al Biriwa Beach Hotel, io e Simone andammo a fare una passeggiata alla spiaggia sull'oceano sotto l'hotel.


Facemmo qualche foto stupida e parlammo a lungo, ci arrampicammo su alcuni scogli per cercare dei granchi.


Il cielo era come sempre carico di nuvole, l'umidità e la salsedine ci avvolgevano, il tramonto era imponente.


Anche per Simone il 2006 era stato un annus horribilis, per altri motivi, ma ugualmente molto dolorosi.


Ma nel 2008 eravamo in Ghana insieme, e quel pomeriggio ricordo che ci sedemmo a guardare le onde e parlammo, parlammo, parlammo, come quella prima volta in cui ci eravamo visti in Cuneo per parlare del Brasile.


Il cielo che ci circondava era questo, un gioco di luci, nuvoloni, di onde rabbiose dell'oceano.


E quel pomeriggio ci dicemmo che ci saremmo sposati, ricordo come fossero ora i colori del cielo in quel momento, l'aria calda ed umida dell'oceano, la sabbia tiepida, la sensazione di pace che mi avvolse, di calma, di profonda guarigione del cuore dopo tanto dolore.


Quest'autunno io e quel ragazzo con i capelli rossi ci sposeremo davvero, ma volevo ricordare questa storia che parte da tanto lontano, la storia che mi ha fatto incontrare il mio migliore compagno di viaggio, il primo, ultimo e solo ragazzo che ha visto tutto di me, in me, e nonostante questo non é scappato via ma mi ha preso per mano.


E quando guardo queste foto dell'oceano di Biriwa so che tutto ha un senso profondo, tutto, anche gli annus horribilis, perché se quell'anno non avessi perso davvero tutto non sarei mai stata pronta a ricominciare davvero tutto da capo.


Questo é uno dei tanti tasselli di puzzle che spiegano un po' perchè ora siamo felici di essere qui e perchè nuovi viaggi ed avventure ci aspettano insieme, in due :-)

mercoledì 20 aprile 2011

Il sentiero dei ciclamini

Domenica abbiamo fatto una passeggiata al sentiero dei ciclamini, una camminata breve e molto tranquilla ma che si snoda in una piccola valle molto suggestiva.'Ci ero già stata una volta con Simone ed un'altra volta con i miei genitori, mi piace molto come posto, una di quelle passeggiate in montagna che ti trasmettono immediatamnete serenità.
Poco dopo la partenza (o prima dell'arrivo, a seconda di come si imposta il giro ad anello del percorso) si incontra una chiesetta dipinta, la cui facciata esterna é ricoperta di scritte lasciate da gente e pellegrini di passaggio, alcune scritte e firme sono molto antiche.



Lungo il sentiero poi abbiamo trovato tantissime erbe e fiori diversi, un delicato ecosistema rigoglioso, da conoscere e proteggere:come questa lavanda selvatica

o l'assenzio

molte genziane con il loro colore blu profondo e viola

germogli

edera

giglio di Salomone (velenoso)


una strana piccola foglia rossa in mezzo ad altre tutte verdi

minuscole felci

Il sentiero é breve ma suggestivo con passaggi sotto delle alte falesie (alcune anche attrezzate come palestra di roccia)


e alcuni tratti del sentiero sono a strapiombo con belle vedute sulla valle sottostante

poi si costeggia per un tratto un ruscello gorgogliante e ci si addentra in una piccola forra

Li abbiamo trovato questo insetto non identificato che aveva un colore blu profono iridescente e che per la paura si é finto a lungo morto per poi fuggire alla svelta quando l'abbiamo rimesso nel sottobosco







Lungo il sentiero si incontrano anche alcune borgate, alcune molto ben curate



e altre borgate invece abbandonate Ho trovato un pezzo di corteccia con un buco e provato a fare delle foto mettendo a fuoco cosa si vedeva al di là del foro








Ci siamo fermati per pranzo su di uno sperone a strapiombo sulla pineta


Abbiamo mangiato con il "no knead bread" preparato e cotto il giorno prima da me, mi piace molto andare in monatgane portare il pane fatto in casa da mangiare, non sempre riesco ad organizzarmi ma mi piace molto e soprattutto é un risparmio rispetto al comprare pizza e focaccia da portarsi dietro come faccio di solito


avevamo anche insalata fredda di pollo, champignons e frittata, preparata dalla suocera

io avevo anche preparato muffins con cannella, uvetta, cranberries e cioccolato extra amaro

Il tempo era nuvoloso ma dopo il pic nic é uscito un sole caldisismo e ci siamo tutti accoccolati a riposarci, sdraiati aterra al sole, con calma, scattando anche qualche foto a noi, alle rocce, ai licheni...il silenzio del posto era davvero incantevole.















In questa pineta ci fu un grosso incendio anni fa che devastò gli alberi, ora si stanno riprendendo e crescono pian piano,il profumo di resina era buonissimo


E i famosi ciclamini?Abbiamo trovato solo le foglie ma per i fiori purtroppo era ancora troppo presto!

Tornati nella borgata di Camoglieres da dove ravamo partiti abbiamo trovato questo affresco di San Cristoforo traghettatore

e alcune casette davvero carine


Questa passeggiata é un giretto davvero piacevole, noi ce la siamo presa ultra comoda e ci abbiamo messo tutto il giorno a farla, ma basta un pomeriggio e troverete tanti particolari di flora e fauna da osservare .

Mi piace tanto andare in montagna e sono contenta di aver contagiato Simone con questa passione, e di essere andati così tanto a camminare quest'inverno, come non avevamo mai fatto, con amici ogni volta diversi, sempre nuovi, il che é un'altra aggiunta per me fondamentale e bellissima!

Io a casa mi sono portata questo pezzo di legno tutto rugoso e pieno di nodi.

Buon triduo pasquale, da domani sono ufficilamente in vacanza/ferie (finalmente) anche se in realtà lavorerò tutto il giorno con ripetizioni varie, ma spero di svagarmi di sera e nei giorni successivi!