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mercoledì 23 dicembre 2015

Esogestazione di montagna

La scorsa settimana ho vissuto un'esperienza davvero bella ed intensa in montagna. Siamo partiti per la nostra camminata in un bosco addormentato, silenziosissimo, nessun altro escursionista in vista. Si respirava come sempre in questo periodo una sensazione di attesa: nel bosco tutto è pronto per l'arrivo della neve che ancora non c'è, gli alberi hanno lasciato cadere le loro foglie e protendono rami nudi verso il cielo chiedendo la loro coperta bianca, gli animali sono tutti in letargo, gli uccelli sono migrati, gli uomini hanno ultimato i lavori tagliando legna e mettendo a posto i sentieri. Siamo entrati nel bosco in punta di piedi, per terra foglie ricoperte di brina scintillante, il sole che piano piano saliva.
Usciti dal bosco, la vista si apriva sulla valle sottostante, io ho deciso di proseguire ancora, con Maddalena nel marsupio, così abbiamo avanzato. Il paesaggio era già spettacolare, ma ad ogni passo diventava più bello, dall'alto si vedeva bene come le montagne emergessero ai lati della valle e come il fiume l'avesse scavata nei secoli. Era facile immaginare come le montagne si fossero sollevate dal fondo e come poi il vento e il ghiaccio le avessero levigate, scalfite. I miei occhi si perdevano in quei corrugamenti, salite e discese, precipizi, pareti scoscese. Magnifico.
Abbiamo poi iniziato la salita alla cima, Monte Piastra, proseguendo lungo un pendio erboso tutto color oro per l'erba secca, tra sparuti abeti e larici. Quella che sembrava una facile camminata diventava una vera escursione, perchè il sentiero si faceva strettissimo, tutto in salita, un inerpicarsi lungo il lato della montagna. Faceva molto caldo pur essendo dicembre, il bosco iniziale era all'ombra quindi eravamo partiti vestiti di lana, ma nelle ore centrali del giorno camminare in salita sotto il sole era davvero caldo, come ad inzio autunno. La neve lontanissima, solo una spruzzata sulle cime più alte che via via sembravamo affiancare. Ho pensato di fermarmi e tornare indietro, ma mi sarebbe dispiaciuto molto aver fatto tutta quella salita senza arrivare in cima, così io e Maddalena siamo andate avanti, lei dormiva, io contavo i passi da un ometto di pietra all'altro, inseguendo le tacche bianche e rosse, sbuffando in salita. Ho trovato un gran mucchio di piume di pernice, belle, soffici, erano al lato del sentiero e le ho prese come un buon segno, mi emoziona sempre incontrare le tracce di un animale selvatico, ancora di più in quel momento perchè la sosta per raccoglierle mi ha ridato fiato e slancio.
Come spesso succede, a dare forma alle nostre giornate e in sostanza alle nostre vite, non sono tanto gli eventi che viviamo, ma il significato che diamo ad essi, la spiegazione ultima che li illumina, che dà loro un posto e un nome (yad va shem in ebraico). Quella camminata in montagna, per me e Maddalena, non è stata semplicemente una giornata di trekking, ma per belle, importanti coincidenze, è stato un evento che ci ha parlato anche di altro. Abbiamo camminato il 16 dicembre, esattamente 9 mesi dopo a quella che era la data presunta del parto, il 16 marzo (Maddalena è poi nata invece il 25 marzo): è ormai risaputo che alla gravidanza uterina ne corrisponde un'altra, altrettanto importante, quella extra-uterina o esogestazione, i primi 9 mesi del bambino dopo il parto, un tempo importantissimo e delicato per il suo sviluppo. Il bambino nasce veramente al mondo dopo 9+9 mesi, i suoi primi 9 mesi sulla terra sono un periodo intenso di sviluppo dell'attaccamento e del contatto con la mamma, questi primi 9 mesi sono caratterizzati da una forte simbiosi mamma-bambino, che è la naturale prosecuzione di quella uterina e come tali andrebbero vissuti. Per nascere ad un livello di autonomia simile agli altri cuccioli di mammifero, il neonato dovrebbe nascere dopo 18 mesi di gravidanza ma le dimensioni della sua testa sarebbero troppo grandi per il bacino di una mamma in stazione eretta, la nascita del piccolo umano avviene allora quando egli è ancora molto immaturo e parti del suo sviluppo fondamentale avvengono quando egli è già fuori dall'utero materno (qui letture interessanti sull'esogestazione). Maddalena festeggerà la fine della sua esogestazione il giorno di Natale (altra bella coincidenza!), ma è stato bello mentre camminavo ricordarmi di quel 16 marzo in cui avrebbe dovuto nascere ed essere lì a vivere un'altra avventura molto molto simile al parto, solo io e lei insieme.
La salita infatti è stata molto dura, mi sembrava non finire mai, avevo sulle spalle lo zaino da montagna e davanti il marsupio con Maddalena, come durante il parto credevo di non farcela ad arrivare e ogni passo (come allora ogni spinta) mi sembrava richiedere tutte le mie forze. Per  molte ore durante il nostro parto le ostetriche mi hanno incoraggiata, si vedeva già la testa di Maddalena e sembrava che dovesse nascere con la spinta successiva, invece non riusciva a passare, ogni spinta era un raccogliere tutte le forze per un risultato che sembrava non arrivare mai. Così durante la salita: vedevo gli ometti di pietra e ogni volta credevo che si trattasse dell'ometto finale, mi sforzavo di arrivare fin lì e allora vedevo altri ometti più avanti, segno che non eravamo ancora in cima. Come nel parto, l'arrivo in vetta è stato una liberazione, la fatica è scomparsa in un attimo per lasciare il posto solo alla commozione e ad una grande immensa fierezza per avercela fatta. Ricordo benissimo le prime parole che ho detto stringendo Maddalena al petto, accovacciata sul pavimento del nostro salotto dove è nata "ce l'abbiamo fatta, ce l'abbiamo fatta!!", le stesse parole le ho dette di nuovo a Maddalena una volta in cima, tolta dal marsupio, e lei con le sue piccole manine mi ha applaudita e ha sorriso. 9 mesi dopo, abbiamo fatto insieme un'altra grande impresa, io e lei, contando solo sulle nostre forze, ed è stato il modo perfetto di festeggiare i suoi primi 9 mesi sulla terra.
Dalla cima del monte Piastra, lo sguardo spazia dal Monviso alla valle Stura, alla Bisalta e a tutta la valle Gesso: siamo solo a quota 1832 slm ma non c'è limite allo sguardo e questo sicuramente ripaga di tutta la fatica fatta per salire, non ci si sazierebbe mai di osservare quelle montagne, cattedrali magnifiche, il posto in cui la mia anima si sente a casa.
Con questa esursione in montagna credo di avere mostrato a Maddalena che insieme possiamo grandi cose e soprattutto che una donna può fare tutto ciò che vuole, anche salire in cima ad una montagna, persino una bimba di 9 mesi come lei può farlo, esattamente come un alpinista uomo. E che nella vita, la soddisfazione più grande arriva dal scegliere di avere meno cose e più tempo. A me piace passarlo tra i monti, e spero che piacerà anche a lei sempre di più.
"L'uomo deve sognare per salvarsi" W.Bonatti


lunedì 2 novembre 2015

D'amore, di morte e di altre sciocchezze

Le passeggiate nei boschi e al fiume sono tante, sono il modo migliore per rilassarmi, ritornare in armonia, connettermi a ciò che mi circonda e alla mia interiorità. Il tempo per scrivere invece è poco, tra tirocinio, laboratori all'università e esami da preparare. E Maddalena, che è sempre splendidamente in movimento e porta attorno a sè un'allegria contagiosa. La passeggiata di ieri però è stata particolare: sono giorni di nascite, con tanti bambini appena arrivati, anche se in questi giorni le ricorrenze ci ricordano invece la presenza della morte. Ieri abbiamo fatto una passeggiata in un sentiero chiamato "Via dei morti", perchè decenni fa era l'unica strada percorribile in inverno per portare i defunti dalla borgata di Pradeboni al cimitero più a valle. Questo bosco è pieno di suggestioni, oltre al suo nome particolare: poco dopo l'imbocco della strada sterrata ci sono i ruderi di una vecchia casa nel bosco, dove si dice vivesse una "strega" la cui casa fu bruciata dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. Proseguendo più avanti, si trova uno strano pilone votivo tra gli alberi, in un punto che sembra non particolarmente significativo, ma dove si trovano molte querce (in un bosco di castagni). Prima di arrivare al pilone, si trovano alcuni muretti a secco e alcuni ruderi che sembra appartenessero ad un antico accampamento gallico. Come se non bastasse, proprio su uno di questi muretti mia nonna paterna ha sempre raccontato di aver visto un grande serpente piumato...un bosco ricco di storie, misteri. Un bosco ora colorato di giallo, silenzioso e luminoso, un tappeto di foglie e ricci di castagno in terra, il lieve mormorare di un ruscello. Mi piacciono i boschi per la loro presenza antica, questo bosco in particolare sembra essere davvero un microcosmo di segni e racconti.
Ieri poi abbiamo incontrato un abitante speciale, inaspettato e raro: una salamandra gialla e nera tra le foglie, qualche metro più a monte del pilone votivo. Questo innocuo animaletto è stato per anni accusato di essere diabolico, cacciato e ucciso perchè considerato responsabile di fuochi nei boschi, come una creatura proveniente dall'inferno. Molte leggende raccontano che la salamadra sarebbe proprio un animale infernale perchè capace di vivere in mezzo al fuoco. In realtà, tutte queste storie sono false credenze e la piccola salamadra spesso si trovava in tronchi di legno messi a bruciare, dai quali saltava fuori per scappare, ma non era ovviamente lei ad originare il fuoco: se sembrava resistere alle fiamme per qualche momento, è solo grazie alla sostanza umida che ne ricopre la pelle.
A casa ho cercato a quali significati sia associata la salamandra, perchè incontri come questo lasciano sempre una sensazione particolare, di meraviglia e ascolto per ciò che la natura può e vuole insegnarci. La salamandra è associata alla trasformazione e alla resilienza. Si sposta sulla terra in modo sinuoso come se stesse nuotando, mostrandoci coma cambiare radicalmente modo di vivere, sia fisicamente che spiritualmente, muovendoci in modo fluido tra le difficoltà della vita quotidiana, anche a costo di sembrare strani e particolari rispetto agli altri animali. La salamandra è un animale che spesso vive nascosto e viene associato, come visto, al mondo del mistero. Ci invita ad accogliere la nostra parte più scura e ad evolvere, puntando sul nostro fuoco interiore. La salamandra ci invita a guardarci dentro e a trovare il nostro posto nel mondo, dialogando con gli elementi. Ci invita soprattutto ad accettare e ricercare il mutamento.
La natura ci chiama sempre al mutamento, particolarmente in questo momento dell'anno in cui tutto sembra trasformarsi, cambiare colore e forma. Non è un caso che la ricorrenza dei defunti o la festa celtica di Samhain (da cui quella di Halloween) siano proprio in questi giorni, simbolo dell'eterna trasformazione tra mondi diversi, tra i quali non c'è divisione netta. Il tema del passaggio mi ha sempre affascinata, ma non l'avevo capito a fondo finchè anche io non sono stata sul limitare di quella soglia, tra mondi diversi, con il parto di Maddalena, immersa nella trasformazione più radicale, cambiando pelle e identità per permettere il suo arrivo. Un momento straordinario e intenso, indescrivibile. Con il parto di Maddalena ho avuto ancora maggiore consapevolezza che siamo in un eterno fluire, che non esistono cesure ma semplicemente cambiamo forma, senza perdere la nostra Essenza. Una delle immagini più belle e forti che ricordo del viaggio in India è a Varanasi, accanto al ghat delle cremazioni brulicava la vita, a pochi metri di distanza dai roghi si impastavano e cuocevano chapati, si beveva chai, i bambini giocavano con una palla, si vendevano scodelle di argilla, i sarti lavoravano a vestiti scintillanti. Una profonda armonia, in cui la trasformazione della morte non era occultata, nascosta, temuta, ma le veniva dato un posto ed un ruolo preciso. Una morte con dignità, con lentezza, come quella del bosco che perde le foglie senza timore. Credo che la piccola salamandra sia venuta a trovarci per ricordarci questo, il potere della mutazione, la ruota infinita delle stagioni che possiamo soltanto assecondare e ascoltare con cuore aperto. Ed è stato ancora più bello, di sera leggere sull'agenda queste parole:
  Ascolta. 
 L'intelligenza del tuo cuore.
 Il suono del vento.
 Le voci di chi è ferito, di chi sta guarendo, degli amanti, di quelli che stanno partendo. 
Ascolta le parole che sono più difficili da ascoltare.
E ciò che rimane delle nostre paure più profonde. 
Ascolta l'ombra degli alberi rigogliosi. 
E il loro saluto, là. Nel fruscio delle foglie." 
Elena Brower

sabato 3 ottobre 2015

Fioriscono con me tutti i miei antenati

C'é una contentezza in questi giorni che lieve lieve si spande, prendendosi spazio lentamente, come una nuvola che si diffonde in una stanza. È lieve perchè è una contentezza di piccole cose, che messe in fila una accanto all'altra mi danno l'immagine di cosa sto facendo, del punto in cui sono sulla mia strada come donna e come mamma. 
Una contentezza che si origina e nutre dalla consapevolezza, dal saper guardare, dal riuscire a rallentare. La consapevolezza nel notare le mie emozioni, le mie sensazioni, senza nasconderle o ricacciarle, ma osservandole così come sono, provando a respirarci e a rimanerci: la mancanza forte di Maddalena che sento quando sono in classe a scuola come tirocinante; la paura che provo quando so che dovrò affrontare una situazione difficile con una persona che mi mette a disagio; la fatica di organizzare gli orari dei laboratori, del tirocinio, degli esami; il disorientamento nel vedere le giornate passare troppo veloci...
Cerco di fermarmi e di osservare queste sensazioni, spesso non ci sono risposte o soluzioni, ma cerco di avere ben presente dove sono, con onestà, dando dignità a ciò che sento e sono.
La contentezza allora arriva dal riconoscere, riconoscere me e i miei bisogni, riconoscere i bisogni di Maddalena e mettermi all'opera perchè siano se non soddisfatti, almeno visti, notati.
Mi permetto di riconoscere dove sbaglio, dove inciampo e mi permetto di ricominciare, ogni giorno, di rimettermi in carreggiata con ciò che voglio e sogno.
La contentezza di questi giorni è proprio nell'accorgermi, nonostante le mille necessità di ripartire e migliorare, di essere sulla strada giusta, cioè quella che mi piace, che meglio mi permette di esprimermi, di avvicinarmi alla pienezza.
La strada giusta nel seguire le stagioni e nel raccogliere le foglie che mutano colore, meravigliandomi. 
La strada giusta nel farlo con Maddalena nella fascia, lasciando in lei un'impronta piccola e leggera ad ogni passeggiata, perchè non ricorderà le nostre gite, ma ricorderà cosa significa essere tenuta in braccio, respiro su respiro, ammirando gli alberi e il vento e le foglie e persino la pioggia.
La strada giusta nell'impastare il pane con la frutta secca, nel prepararne uno speciale a forma di drago per celebrare San Michele e la sua forza.
La strada giusta nel coricarsi e alzarsi pian piano, cercando di eliminare la fretta e i rumori, godendo di quei tempi per coccolarci e sussurrare alla piccolina il mio grazie.
La strada giusta nel preparare a mano la maionese con l'Harissa, che tanto mi parla della mia infanza, delle estati in Francia.
La strada giusta nello studiare e nel leggere articoli che mi fanno bene, che 
La strada giusta nell'osservare Maddalena che si alza in piedi da sola, caparbiamente, veloce e fiera. Cade moltissime volte, ma ogni volta è di nuovo in piedi, lì che tenta e ritenta, mescolando lacrime e grandi sorrisi, senza arrendersi. Ammiro il suo coraggio senza limiti e cerco di farlo mio, per proseguire lungo questa strada e ricominciare ogni volta che vacillo.



Mia nonna mi ha portato nel suo grembo tanti anni fa, ha cullato le mie potenzialità, mi ha nutrito di esperienze e ricordi, con speranze e dolori.
Ha dato alla luce mia madre e mia madre mi ha portato nel suo grembo ancora prima di avermi concepito.
Nelle sue preziose ovaie erano custoditi anche tutti i ricordi di mia nonna.
Mia nonna mi ha sognato senza saperlo.
Ed io oggi onoro il suo sogno, abbraccio il suo amore portandolo nel presente e espandendolo nel futuro, guarisco in me quello che mia madre e mia nonna non poterono guarire.
Perchè io sono un seme, io sono un fiore, e quando fiorisco, fioriscono con me tutti i miei antenati.

La Mujer Lunar


sabato 22 agosto 2015

Con istinto e con gioia

 C'é un segreto dietro alla riuscita del nostro viaggio in Croazia: l'aver imparato a seguire Maddalena. A seguire i suoi bisogni, i suoi tempi, le sue esigenze, così come lei vuole e soprattutto come lei sa. Ho compreso, non solo con la mente, ma profondamente, con il cuore, come ascoltare la nostra bambina e le sue necessità, invece di sforzarmi ad ogni costo a mettere su una tabella di marcia, che puntualmente mi lascia frustrata e stanca, quando voglio essere io a decidere. "Ma così la bambina fa cosa vuole"! Esatto. Lei sa meglio di chiuque altro cosa è meglio per lei, quando è tempo di giocare, quando ha fame, quando deve dormire. E io so cosa è meglio per lei se la ascolto e la seguo, mettendomi al servizio, tendendo l'orecchio e la vista non solo ai suoi segnali ma ai suoi bisogni profondi, cercando di lasciare io per prima le redini. Adesso so che a volte, se non sempre, al pomeriggio Maddalena ha bisogno di giocare molto, anche se io vorrei che dormisse. So che spesso ha molta fame, soprattutto di sera, anche se ha appena mangiato e non mi sembrerebbe razionalmente possibile. Che spesso vuole stare molto in braccio e che ne ha bisogno, ma che poi sa regalare grandi sorrisi e piena fiducia a chi incontra. Se so rimanere in contatto con il mio istinto, con la mia parte più profonda, in contatto con Maddalena, allora mi è naturale sapere cosa è giusto e non mi resta altro che seguire quella voce, quella verità. Quando lascio perdere tutte le mie idee, le mie costruzioni e il mio ordine e seguo Maddalena, tutto è più facile, leggero. La spontaneità e l'ascolto mi permettono di essere lì per lei, ricettiva, presente. Non ho ancora imparato ad esserlo sempre, certo, ma sto imparando giorno dopo giorno e infatti giorno dopo giorno il nostro rapporto fiorisce, si fa scambio, intesa. Probabilmente sarebbe successo lo stesso, Maddalena sta crescendo, ha quasi cinque mesi, la stanchezza a volte si attenua ed è inevitabile che ora ci conosciamo di più e meglio. Ma ho anche la certezza che il cambiamento maggiore stia avvenendo, sia avvenuto, nella mia testa, che sta imparando a sentire e accogliere cambiando prospettiva. Per me, che sono sempre così razionale e tendo ad iper-pensare su ogni cosa, è veramente nuovo e rivoluzionario affidarmi all'istinto, al sentire. E per questo a volte è piuttosto complicato.

Mi colpisce sempre molto il pensare a come ci arrabbiamo con un bambino per cose che non oseremmo mai rimproverare ad un adulto. Non ci verrebbe mai in mente di alzare la voce con il nostro compagno/a se non riuscisse a prendere sonno la sera. Non oseremmo mai fare una scenata ad un amico in visita a casa nostra che accidentalmente fa cadere a terra e rompe un oggetto. Non ci arrabbieremmo se un nostro collega non finisse di pranzare ma poi si mangiasse un gelato mezzo'ora dopo. Non sbufferemmo irritati se un amico ci mandasse decine di messaggi su Whatsup mentre stiamo cucinando. Eppure spesso ci arrabbiamo con un bambino che non vuole dormire di sera, che fa cadere un bicchiere, che vuole ciucciare mezz'ora dopo aver mangiato, che ci richiama con i suoi gorgheggi o con il suo pianto mentre stiamo facendo qualche faccenda in casa. Sicuramente, se a compiere queste azioni fosse un adulto, non useremmo con lui ricatti o minacce o parole ostili. Eppure lo facciamo spesso con un bambino o addirittura con un neonato. Non gli permettiamo di sentire ed esprimere le sue emozioni, le sue necessità più profonde, e di agire di conseguenza.
Un articolo molto interessante, che mi sta aiutando molto ad accogliere e seguire con amore le richieste e i bisogni di Maddalena è questo, sull'amore incondizionato:
"l’incondizionalità è uno stato mentale nel quale si desidera far spazio a un’esperienza di benessere…accada quel che accada. Questa definizione implica che l’esperienza di benessere sia sempre possibile – che sia sufficiente lasciarle spazio perché il  benessere aumenti. Ci sono molte persone a questo mondo, e forse ne conoscete qualcuna, le cui vite sembrano dimostrare questa affermazione. Hanno un alto livello di benessere nonostante la povertà, le disabilità, un’infanzia abusata, o altre circostanze in relazione alle quali la maggior parte della gente si sentirebbe piuttosto sconfortata. Non che il benessere sia per loro più accessibile, è solo che sono più abili nel raggiungere lo stato di incondizionalità che permette al benessere di subentrare. L’incondizionalità è egoista nel senso migliore della parola perché il proprio benessere diventa una priorità assoluta. Si dà al bambino solo ciò che gli si può offrire con gioia, e che mette in moto un modello del dare capace di accresce sempre più il benessere anziché farci sentire esauriti."
Si, è possibile vivere momenti di assoluto benessere con un neonato, sia in viaggio che nelle incombenze della vita quotidiana, solo se sappiamo rimanere in ascolto del suo e del nostro istinto e se impariamo a fidarci del bambino, lasciandoci guidare. Un bambino è competente, sa in modo innato di cosa ha bisogno e ce lo esprime con chiarezza. Sta a me ricordarmi che questo tempo è per rendere sacro ogni momento con Maddalena, mettendomi a sua disposizione con amore e ottenendo in cambio un rapporto bellissimo di incontro reciproco.


venerdì 21 agosto 2015

Saltare nel vuoto

  Ritorno a scrivere qui dopo molte settimane, che ci hanno visti assaporare l'estate e viaggiare in Croazia insieme alla nostra piccolina. Si abbiamo vissuto un viaggio meraviglioso! Mi è sempre piaciuto molto viaggiare e i viaggi sono anche una delle basi importanti della nostra coppia. Il nostro primo viaggio fu dopo un paio di mesi che eravamo insieme, a Zagabria. Per caso ( o forse no) anche il nostro primo viaggio in tre  è stato in Croazia (se non contiamo i viaggi della scorsa estate in cui Maddi era a nuotare tranquilla nel mio grembo). Poter viaggiare tutti insieme è stata una grande conquista e come tutti i grandi sogni ha richiesto che facessimo un salto nel vuoto, che ci mettessimo alla prova e affrontassimo le nostre paure. Avevamo molta voglia e molto bisogno di questa prova, di passare del tempo insieme solo noi tre, senza altre distrazioni e interferenze, di conoscere un altro paese e di provare cosa significa sapere essere pazienti, flessibili e creativi con un bambino piccolo. Siamo stati ripagati da paesaggi bellissimi, lunghe coccole, nuotate rigeneranti, lunghe camminate, un bel trekking in montagna e parchi naturali spettacolari. Non eravamo ben sicuri, prima di partire, che si potesse viaggiare così facilmente con un neonato, ma ora lo possiamo dire: non solo è possibile, ma è persino più facile del previsto e decisamente divertente. Questo era un mio grande timore, nelle prime settimane dopo il parto, quello di non poter più viaggiare come prima. Per me, per noi, i viaggi sono necessari, per cambiare sguardo, arricchirci di bellezza e spunti nuovi, rallentare, provare l'ebrezza dell'avventura uscendo dall'ordinario e dal consueto. Certo abbiamo scelto una meta "facile" ma non sono mancati i rimproveri e le preoccupazioni di chi credeva fosse un viaggio azzardato. Ne siamo tornati molto più sicuri di noi, più in armonia con Maddalena, felici di quanto abbiamo visto e vissuto. Il viaggio ha compiuto la sua magia anche questa volta, ci ha permesso di scrollarci di dosso la polvere, di costruire pensieri nuovi, di imparare. Sono molto molto contenta di avercela fatta, di aver osato, di aver saputo ricordare a me stessa, e a Maddalena, che quando vogliamo con cuore sincero possiamo davvero ottenere ciò che sogniamo, che fa bene uscire dal seminato e accettare una sfida, che si può affrontare ogni cosa, un respiro alla volta, lasciandoci rapire e ammaliare dal bene e dal bello che incontriamo. In Croazia i nostri occhi hanno fatto il pieno di meraviglia, di sole e di natura. Gli ultimi anni mi capitava di avere molta voglia di tornare a casa, dopo un viaggio, di esserne impaziente. Quest'anno no, con la mia piccola valigia e la mia famiglia avevo con me tutto ciò che mi serviva, non mi mancava nulla. Quest'anno non avevo fretta di tornare: là dove siamo noi tre e la nostra voglia di esplorare sono a casa, sempre.