Visualizzazione post con etichetta animali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta animali. Mostra tutti i post

lunedì 2 novembre 2015

D'amore, di morte e di altre sciocchezze

Le passeggiate nei boschi e al fiume sono tante, sono il modo migliore per rilassarmi, ritornare in armonia, connettermi a ciò che mi circonda e alla mia interiorità. Il tempo per scrivere invece è poco, tra tirocinio, laboratori all'università e esami da preparare. E Maddalena, che è sempre splendidamente in movimento e porta attorno a sè un'allegria contagiosa. La passeggiata di ieri però è stata particolare: sono giorni di nascite, con tanti bambini appena arrivati, anche se in questi giorni le ricorrenze ci ricordano invece la presenza della morte. Ieri abbiamo fatto una passeggiata in un sentiero chiamato "Via dei morti", perchè decenni fa era l'unica strada percorribile in inverno per portare i defunti dalla borgata di Pradeboni al cimitero più a valle. Questo bosco è pieno di suggestioni, oltre al suo nome particolare: poco dopo l'imbocco della strada sterrata ci sono i ruderi di una vecchia casa nel bosco, dove si dice vivesse una "strega" la cui casa fu bruciata dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. Proseguendo più avanti, si trova uno strano pilone votivo tra gli alberi, in un punto che sembra non particolarmente significativo, ma dove si trovano molte querce (in un bosco di castagni). Prima di arrivare al pilone, si trovano alcuni muretti a secco e alcuni ruderi che sembra appartenessero ad un antico accampamento gallico. Come se non bastasse, proprio su uno di questi muretti mia nonna paterna ha sempre raccontato di aver visto un grande serpente piumato...un bosco ricco di storie, misteri. Un bosco ora colorato di giallo, silenzioso e luminoso, un tappeto di foglie e ricci di castagno in terra, il lieve mormorare di un ruscello. Mi piacciono i boschi per la loro presenza antica, questo bosco in particolare sembra essere davvero un microcosmo di segni e racconti.
Ieri poi abbiamo incontrato un abitante speciale, inaspettato e raro: una salamandra gialla e nera tra le foglie, qualche metro più a monte del pilone votivo. Questo innocuo animaletto è stato per anni accusato di essere diabolico, cacciato e ucciso perchè considerato responsabile di fuochi nei boschi, come una creatura proveniente dall'inferno. Molte leggende raccontano che la salamadra sarebbe proprio un animale infernale perchè capace di vivere in mezzo al fuoco. In realtà, tutte queste storie sono false credenze e la piccola salamadra spesso si trovava in tronchi di legno messi a bruciare, dai quali saltava fuori per scappare, ma non era ovviamente lei ad originare il fuoco: se sembrava resistere alle fiamme per qualche momento, è solo grazie alla sostanza umida che ne ricopre la pelle.
A casa ho cercato a quali significati sia associata la salamandra, perchè incontri come questo lasciano sempre una sensazione particolare, di meraviglia e ascolto per ciò che la natura può e vuole insegnarci. La salamandra è associata alla trasformazione e alla resilienza. Si sposta sulla terra in modo sinuoso come se stesse nuotando, mostrandoci coma cambiare radicalmente modo di vivere, sia fisicamente che spiritualmente, muovendoci in modo fluido tra le difficoltà della vita quotidiana, anche a costo di sembrare strani e particolari rispetto agli altri animali. La salamandra è un animale che spesso vive nascosto e viene associato, come visto, al mondo del mistero. Ci invita ad accogliere la nostra parte più scura e ad evolvere, puntando sul nostro fuoco interiore. La salamandra ci invita a guardarci dentro e a trovare il nostro posto nel mondo, dialogando con gli elementi. Ci invita soprattutto ad accettare e ricercare il mutamento.
La natura ci chiama sempre al mutamento, particolarmente in questo momento dell'anno in cui tutto sembra trasformarsi, cambiare colore e forma. Non è un caso che la ricorrenza dei defunti o la festa celtica di Samhain (da cui quella di Halloween) siano proprio in questi giorni, simbolo dell'eterna trasformazione tra mondi diversi, tra i quali non c'è divisione netta. Il tema del passaggio mi ha sempre affascinata, ma non l'avevo capito a fondo finchè anche io non sono stata sul limitare di quella soglia, tra mondi diversi, con il parto di Maddalena, immersa nella trasformazione più radicale, cambiando pelle e identità per permettere il suo arrivo. Un momento straordinario e intenso, indescrivibile. Con il parto di Maddalena ho avuto ancora maggiore consapevolezza che siamo in un eterno fluire, che non esistono cesure ma semplicemente cambiamo forma, senza perdere la nostra Essenza. Una delle immagini più belle e forti che ricordo del viaggio in India è a Varanasi, accanto al ghat delle cremazioni brulicava la vita, a pochi metri di distanza dai roghi si impastavano e cuocevano chapati, si beveva chai, i bambini giocavano con una palla, si vendevano scodelle di argilla, i sarti lavoravano a vestiti scintillanti. Una profonda armonia, in cui la trasformazione della morte non era occultata, nascosta, temuta, ma le veniva dato un posto ed un ruolo preciso. Una morte con dignità, con lentezza, come quella del bosco che perde le foglie senza timore. Credo che la piccola salamandra sia venuta a trovarci per ricordarci questo, il potere della mutazione, la ruota infinita delle stagioni che possiamo soltanto assecondare e ascoltare con cuore aperto. Ed è stato ancora più bello, di sera leggere sull'agenda queste parole:
  Ascolta. 
 L'intelligenza del tuo cuore.
 Il suono del vento.
 Le voci di chi è ferito, di chi sta guarendo, degli amanti, di quelli che stanno partendo. 
Ascolta le parole che sono più difficili da ascoltare.
E ciò che rimane delle nostre paure più profonde. 
Ascolta l'ombra degli alberi rigogliosi. 
E il loro saluto, là. Nel fruscio delle foglie." 
Elena Brower

lunedì 31 marzo 2014

Ciao Charlie




 
Ciao Charlino, sei stato un ottimo cane, un compagno di tantissime gite e corse a perdifiato in montagna e nei campi, inseguitore di caprioli, coccolone come pochi, sempre curioso e pronto a partire per una nuova avventura.
  Grazie per la tua presenza nella nostra famiglia e per tutto l'amore che hai portato!
 Oggi sarà davvero strano andare a casa e non trovarti festante sul terrazzo a saltarmi addosso come sempre e farmi feste a non finire.
Ti salutiamo con i nomi che ti abbiamo sempre dato: Garbato, Bassottelo, Buffarotto, Pisellotto, Charlito, Charlize, Mini Lisa, Mini Pighi...
Ciao Charlie, compagno di viaggio!!
 
**********************************************************************************
 
Queste sono le ultime fotografie di te, scattate durante la nostra gita insieme a San Giorgio, mentre scherzavamo facendoci foto saltanti con l'autoscatto ( e mi guardavi perplesso come a dire "ma che si inventa ogni volta la mai padrona?").
Ti piaceva tanto andare nei boschi, correre infaticabile avanti e indietro senza posa, balzare dalle rocce, annusare ovunque. Quel giorno ci siamo molto divertiti, come sempre insieme, ogni volta che venivo da te e mi riempivi di guaiti festosi, saltando per farti coccolare e prendere in braccio, e mi abbaiavi dal terrazzo non appena mi vedevi arrivare, girando su te stesso pazzo di gioia.
Poi bastava prendere in mano il tuo guinzaglio, o aprire il portoncino del cortile o dirti "Andiamo?" che subito eri giù di fronte al portone, pronto per essere "guinzato" e uscire fuori, precipitandoti nel mondo.
Mi mancheranno le tue feste calorose e il trovarti sdraiato sulla tua sdraietta di fianco alla stufa, messo in pose buffe e strane, finché non mi sedevo sulla cassapanca e allora appoggiavi il tuo musetto sul mio grembo e stavi lì con gli occhi liquidi a guardarmi e farti accarezzare per lunghi minuti, pigramente.
Da quel Natale di anni fa, in cui arrivasti da noi ancora cucciolo, e passammo la mattina di Natale ad ascoltare un nuovo cd dei Dire Straits e a coccolarti, sei stato un membro indispensabile della nostra famiglia, giocherellone, scioccherello e goloso di dolci (torta e cioccolato, ti ricordi quando hai mangiato in una notte tutte la torta di pere e cioccolato che mamma aveva appena fatto e aveva lasciato sul tavolo incustodita?!).
Sei stato molto amato e credo tu sappia quanto fossi importante per noi la tua presenza!
Arrivederci Charlie e grazie per l'allegria che mi hai sempre regalato in tutte le gite e le camminate che abbiamo fatto insieme in questi anni!

giovedì 12 settembre 2013

Nel bosco

Lo scorso anno vi ho presentato uno dei miei amici boschi, stamattina invece io e Simone siamo andati in un altro bosco, che mi è ancora più caro. In questo bosco, che appartiene alla mia famiglia, non andavo da qualche anno. Da bambini venivamo qui spesso, soprattutto per accompagnare mio papà a fare legna. Quando c'era ancora mia nonna Rita, veniva anche lei e mi ricordo benissimo che solo per quest'occasione, si metteva una lunga gonna di jeans. Lei indossava sempre gonne lunghe, e anche per venire nel bosco non vi rinunciava, ma preferiva questo tessuto più resistente contro le spine delle runsule (rovi).
Andavamo nel bosco con l'Ape verde oliva di papà (noi seduti sul cassone del retro, il vento nei capelli) oppure sul trattore e a volte, ci sedevamo sulla pala del trattore tenuta bassa e ci facevamo portare così.
Oggigiorno il bosco è poco sfruttato, perché è molto scomodo farci legna e portarla a valle.
Per entrarci abbiamo dovuto superare una selva di felci e rovi, tanto che per un attimo ho temuto di essermi sbagliata e di aver scelto il sentiero errato. Ma no, il bosco era quello, come potrei non ricordare?
Una bellissima ragnatela illuminata dal sole retrostante ci ha salutati, e abbiamo proseguito fino ad una piccola radura, dove mi ricordo che parcheggiavamo sempre l'Ape o il trattore.

Lì c'è della legna già tagliata, ma per portarla a valle bisognerebbe pulire e mettere in ordine tutta la strada, tagliare i rovi...spero che lo faremo.
Nel bosco, mi piace scoprire ciò che regala il sottobosco: muschio fiorito, piume soffici e leggere impigliate tra le felci.

Per terra, funghi, sfortunatamente nessuno commestibile, ma molti pet ed luv ("petti di lupo"), funghi rotondeggianti che maturi, se schiacciati con il piede, producono un leggero sbuffo di fumo nerastro. La gara, da bambini, era sempre quella di trovare i pet ed luv più grandi e di schiacciarli con un solo salto fragoroso.

Bacche rosse ornano il muschio, come tesori per le fate che vivono tra le radici dei castagni.
Praterie di fiori bianchi e viola simili ad orchidee si allungano e si stiracchiano nelle pozze di sole che filtra tra i rami.
 
 Ho raccolto dei rametti a forma di fionda, per intrecciarli magari con della lana, per creare qualcosa così, come ho già fatto lo scorso autunno.
Ho raccolto delle piume bellissime, non so a che uccello appartengano, chiederò ai miei cugini, credo siano di poiana.
Certo da bambina mi sembrava che questo bosco fosse molto più grande e misterioso, inaccessibile e vasto, oggi l'ho trovato ridimensionato, quasi di dimensione domestica.
Eppure rimane il fascino di questi alberi, e soprattutto di tutti i giorni che ho passato qui, con mio fratello, correndo su e giù per i sentieri, raccogliendo i funghi buoni quando c'erano e sperando di incrociare lo sguardo dei caprioli.
Questi sono giorni un po' di limbo, in cui aspetto di essere contattata dalle graduatorie scolastiche per insegnare, spero molto che sia così, se no dovrò cercare un'altra occupazione.
Si generano in me emozioni contrastanti, che cerco di cogliere e vivere: vedrò cosa riserva il futuro.
Camminando nel bosco, stamattina ho avvertito però la felicità di questa vita, nonostante tutto, una felicità anzi così grande che mi coglie impreparata come se non avessi mani abbastanza grandi per contenerla tutta.
Mi sento quasi in colpa (in modo incomprensibile, ma è così...) per queste giornate belle, quando invece dovrei imparare ad apprezzarle solamente, ad abbassare la guardia, perché in fondo me le merito, sono piuttosto in credito con la vita.
Allora metto su un sorrido, apprezzo quello che ho e vado avanti.

mercoledì 4 settembre 2013

India:escursione nel deserto del Thar

 
 

Un'esperienza molto divertente e particolare, durante il nostro viaggio in India, è stato un trekking con i cammelli nel deserto del Thar, verso il Pakistan (zona nord-occidentale dell'India).
Normalmente non mi saebbe venuto in mente di vedere un'India arida, desertica, anzi, non ne conoscevo nemmeno l'esistenza fino a leggere per caso di questa esperienza che ci ha catturati e convinti.
Dopo Varanasi, Agra e Jodhpur siamo infatti arrivati fino a Jaisalmer, una piccola cittadina arroccata attorno a un forte nel deserto, da lì siamo poi partiti con la Adventure Camels per un'escursione con notte nel deserto.
Siamo partiti alle tre di pomeriggio e dopo un'ora di jeep abbiamo trovato i cammellieri che ci aspettavano con gli animali.
Questo tipo do esperienza è per forza turistico, ma siamo stati contenti perché eravamo un gruppo molto ristretto di turisti e abbiamo passato i due giorni nel deserto in modo molto spartano e semplice, senza grandi mezzi o comodità. Oltre a me e Simone, all'escursione hanno partecipato una ragazza italiana (che è una fantastica fotografa) e una coppia spagnola, conosciuti sul posto.
Ognuno è salito sul suo cammello e siamo partiti per fare circa 20 km di camminata nel deserto, che lì è piuttosto una vasta steppa sabbiosa con cespugli spinosi e acacie, dove abbiamo incontrato pastori con le capre.
Alcuni alberi erano fioriti con bellissimi fiori carnosi bianchi e violetti.
Sebbene facesse molto caldo, il clima era però decisamente migliore che non in città, perché molto più secco e ventilato.
 La cavalcata è stata piacevole, il passo degli animali sembrava un moto ondulatorio dolce, che cullava. Il paesaggio piatto, tranquillo e silenzioso a parte i nostri discorsi e gli incitamenti ai cammelli, è stato un ristoro dalla calca assordante della città, così l'essere di nuovo, anche se solo per due giornate, in un ambiente naturale, concreto, dove "sporcarsi le mani di terra" e non in un ambiente fortemente urbanizzato. Ci voleva come pausa rigenerante nel viaggio!
Abbiamo imparato a guidare da soli i cammelli e a farli andare avanti, persino a galoppare per brevi tratti nel deserto (dicendo loro cello o djump e manovrando con forza le redini), a farli girare e fermare. Come sempre è stato bello e ancestrale questo contatto con un animale, sentirlo vivo e rispondente sotto di sé, sentirlo correre e vibrare. Il mio cammello si chiamava Babugi e che senso di libertà nel galoppare sotto il sole tra la sabbia!
Anche osservare i cammellieri è stato istruttivo, in quella distesa piatta tutto sapevano e conoscevano, ogni sentiero, ogni curva: gli animali rispondevano a loro docilmente e con prontezza, con comunicazione immediata. Uno dei cammellieri era un ragazzi, Mansour, di 12/14 anni, con una manualità e una scioltezza con gli animali commovente.
Si vedeva subito che il deserto è la loro vera casa.




Ci siamo fermati a volte in alcuni villaggi, con capanne di fango e paglia in mezzo al nulla, pulitissimi, con tutt'attorno campi sabbiosi perfettamente arati, con bambini e qualche cane che ci correvano intorno e le donne, velate da sari multicolori (viola, rosa acceso, giallo zafferano, azzurro intenso...),che ci guardavano timide e imbarazzate, senza parlare né inglese né hindi.
 Gli uomini e gli animali non c'erano, probabilmente erano al pascolo, è stato un peccato non poter parlare un po' con queste donne, chiedere loro come si chiamassero, cosa coltivavano...(anche i cammellieri non parlavano inglese se non qualche parola).
Verso il tramonto siamo arrivati ad una zona leggermente più sopra elevata, con vaste dune di sabbia finissima sahariana, dove abbiamo montato il campo per la notte (abbiamo dormito all'aperto sulla duna di sabbia qui a destra nella fotografia sottostante).
Siamo scesi dai cammelli e siamo saliti sulla duna più alta per goderci un tramonto tranquillissimo, rosa e bianco, la sabbia calda e fine sotto i piedi scalzi e all'orizzonte solo cespugli e lontanissimi impianti eolici.
Di quel tramonto ricordo soprattutto la calma, il silenzio ammutolito di noi cinque, la pace totale della campagna arida.





Appena sceso il buio siamo ritornati dai cammellieri, che avevano acceso il fuoco e ci hanno cucinato dal (lenticchie), riso, verdure al curry e chapati.
Abbiamo steso delle trapunte attorno al fuoco e abbiamo mangiato rischiarati dalle fiamme, sopra di noi le stelle.
Siamo rimasti un po' di fronte al fuoco, dopo, chiacchierando piano.
Si stava benissimo e sopra di noi le stelle erano milioni.
Abbiamo dormito sulla duna di sabbia, all'aperto, su delle brandine (mezze sfondate!): è stato surreale accorgerci di quanta luce ci fosse, sebbene il cielo fosse senza luna! Si vedevano chiaramente i contorni delle cose, talmente le stelle erano luminose e non c'era inquinamento da altre fonti di luce.
Di notte aprivo gli occhi e vedevo tutt'attorno, ho perfino dormito con gli occhiali in modo da vedere bene le stelle quando mi rigiravo!
L'unica nota dolente sono stati i pavoni selvatici, ce n'erano moltissimi e per tutta la notte si sono chiamati a vicenda con il loro verso eo-eo-eo-eo-eo, tenendoci svegli.

Al mattino, ecco l'alba, con i cammelli che si stiracchiano sulla sabbia.
 Sono scesa e ho fatto una breve passeggiata sulle dune, tutto taceva e intanto la luce aumentava lievemente minuto dopo minuto.
La sabbia era disseminata delle minuscole tracce di insettini o altri piccoli animali che avevano tracciato rotaie e impronte.
Sulle dune, i pavoni neri e fieri e i cammelli che brucavano dagli alberi.
 Appena tornata al campo, i cammellieri che avevano riacceso il fuoco ci hanno offerto la prima tazza di tchai della giornata, che sapeva di sabbia, e di vento.
L'abbiamo bevuto prima della colazione, prima di ripartire per il ritorno in cammello e poi in jeep.
Una tazza di tchai che aveva in sé tutti i colori del deserto del Thar, da quello della sabbia rosa del tramonto a quello del mantello bruno del cammelli.
 

domenica 1 settembre 2013

35/52



Noi questa scorsa settimana, per il progetto di ritratti di Jody:
io mentre studio Il Gattopardo
Simone alla festa di compleanno dei miei cugini
Melira che prende il sole sul terrazzo in piena beatitudine