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domenica 23 agosto 2015

Mantra per la partenza e per il ritorno

Prima di partire per il nostro viaggio ero piuttosto agitata: è qualcosa che mi succede sempre, prima di un viaggio o di un evento importante, per quanto sognato e desiderato. All'ultimo non ho mai voglia di partire, rimanderei tutto, anche se so benissimo che poi mi divertirò e che non vorrò più tornare. Il giorno prima di partire, per cercare di arginare quella spiacevole sensazione di incertezza, ho scritto su un foglio tutte le paure che mi venivano in mente, tutti gli ostacoli che immaginavo avremmo potuto incontrare. Di fianco ad ogni paura ho poi scritto una o più risorse che avrei potuto utilizzare e alla fine le ho riassunte in un piccolo disegno ad acquerelli. Ho portato entrambi i fogli con me durante il viaggio e, sebbene una volta in Croazia non li abbia più guardati, questo esercizio mi è stato utilissimo per prepararmi, per mettere a fuoco le mie emozioni e le soluzioni che avrei avuto a disposizione per affrontare i momenti critici.


Ho trovato prima di partire le mie risorse, i miei mantra, la parole chiave che potevo ripetermi mentalmente o che potevo sussurrare nel bisogno. 
Creatività, per saper improvvisare soluzioni nuove, come quando in ostello a Trieste abbiamo dormito in una camera con i letti a castello e io e Maddalena (che normalmente dorme in mezzo a noi nel lettone) abbiamo passato la notte su un materasso in terra. O quando abbiamo trovato un posto bellissimo dove fare il bagno nel fiume a Rastoke ma non avevamo con noi i costumi.
Respiro, per affrontare i pianti della piccolina quando non riusciva ad addormentarsi.  
Seguire Maddalena.
Cercare il bello, per concentrarmi su ciò che stavamo vivendo e immagazzinarlo nello sguardo e nell'anima.  
Attraversare, per i momenti in cui non si può fare nient'altro che essere lì, senza scorciatoie, come in un paio di lunghe code in autostrada, non evitabili, sotto il sole.  
Onestà: per ricordare che posso e devo sempre connettermi onestamente con me e con le mie emozioni profonde ed agire di conseguenza, ad esempio scegliendo di visitare di meno e di andare a dormire prima.
10 minuti: il tempo minimo di cui ho bisogno per ricaricarmi ma che spesso rimando e dimentico nelle mie giornate. I 10 minuti in cui ho messo i piedi nell'acqua fredda di un lago di Plitivice e poi camminato scalza sul sentiero, tra gli alberi, respirando piano, per allontanare la tensione dopo un addormentamento particolarmente agitato di Maddalena.
Una volta tornata a casa, ho ripetuto lo stesso esercizio, cercando di scovare delle parole, delle espressioni che nella loro brevità ed efficacia mi aiutassero a ritrovare equilibrio e centratura nel quotidiano, parole che ho messo in vista nella libreria e che spesso incrocio in vari momenti della giornata.
Le ho scritte in inglese, perchè leggo molto in inglese e molte espressioni mi rimangono in mente così, nella lingua in cui le ho lette. La maggior parte dei mantra del ritorno hanno al centro la tematica del rallentare e della gestione del tempo, due aspetti sui quali fatico molto e che affollano i miei pensieri. Ho scritto che mi ripropongo lentezza, che mi ripropongo di fare una cosa per volta invece di affannarmi a volerne fare tante insieme, che mi ripropongo di vivere la calma dello yoga non solo in quelle (rare) volte in cui riesco effettivamente a praticare sul tappetino, ma in tutte le incombenze quotidiane. 

Una delle espressioni centrali viene da questa citazione di Sri Ravi Shankar:
“Activity and rest are two vital aspects of life. To find a balance in them is a skill in itself. 
Wisdom is knowing when to have rest, when to have activity, and how much of each to have. 
Finding them in each other - activity in rest and rest in activity - is the ultimate freedom"  
(Azione e riposo sono due aspetti vitali della vita. Trovare equilibrio tra esse è esso stesso una abilità. La saggezza è conoscere quando riposare, quando essere in azione, e quanto avere di ognuna. Trovare una nell'altra - l'azione del riposo e il riposo nell'azione - è l'ultimo grado di libertà)

 Mi piace molto come citazione e cerco di averla sempre ben presente in mente, io che quando sono in azione mi affanno facilmente e mi sento sopraffatta (che sia studiare per un esame che ho a breve, mettere in ordine la casa, occuparmi di faccende burocratiche...) dimenticando spesso il bello e il respiro possibili anche nell'agire più faticoso e caotico. Oppure ostinandomi a fare anche quando potrei delegare, o quantomeno rallentare il ritmo, senza la pretesa di avere sempre tutto sotto controllo, dimenticando che anche il riposo ha valore, tanto quanto l'azione.
Riposo nell'azione. Azione nel riposo.
Questi i miei mantra del ritorno, per rendere più serene e luminose le mie giornate.
(Le fotografie di questo articolo sono del magnifico parco naturale di Plitivice che abbiamo visitato in Croazia).

venerdì 21 agosto 2015

Saltare nel vuoto

  Ritorno a scrivere qui dopo molte settimane, che ci hanno visti assaporare l'estate e viaggiare in Croazia insieme alla nostra piccolina. Si abbiamo vissuto un viaggio meraviglioso! Mi è sempre piaciuto molto viaggiare e i viaggi sono anche una delle basi importanti della nostra coppia. Il nostro primo viaggio fu dopo un paio di mesi che eravamo insieme, a Zagabria. Per caso ( o forse no) anche il nostro primo viaggio in tre  è stato in Croazia (se non contiamo i viaggi della scorsa estate in cui Maddi era a nuotare tranquilla nel mio grembo). Poter viaggiare tutti insieme è stata una grande conquista e come tutti i grandi sogni ha richiesto che facessimo un salto nel vuoto, che ci mettessimo alla prova e affrontassimo le nostre paure. Avevamo molta voglia e molto bisogno di questa prova, di passare del tempo insieme solo noi tre, senza altre distrazioni e interferenze, di conoscere un altro paese e di provare cosa significa sapere essere pazienti, flessibili e creativi con un bambino piccolo. Siamo stati ripagati da paesaggi bellissimi, lunghe coccole, nuotate rigeneranti, lunghe camminate, un bel trekking in montagna e parchi naturali spettacolari. Non eravamo ben sicuri, prima di partire, che si potesse viaggiare così facilmente con un neonato, ma ora lo possiamo dire: non solo è possibile, ma è persino più facile del previsto e decisamente divertente. Questo era un mio grande timore, nelle prime settimane dopo il parto, quello di non poter più viaggiare come prima. Per me, per noi, i viaggi sono necessari, per cambiare sguardo, arricchirci di bellezza e spunti nuovi, rallentare, provare l'ebrezza dell'avventura uscendo dall'ordinario e dal consueto. Certo abbiamo scelto una meta "facile" ma non sono mancati i rimproveri e le preoccupazioni di chi credeva fosse un viaggio azzardato. Ne siamo tornati molto più sicuri di noi, più in armonia con Maddalena, felici di quanto abbiamo visto e vissuto. Il viaggio ha compiuto la sua magia anche questa volta, ci ha permesso di scrollarci di dosso la polvere, di costruire pensieri nuovi, di imparare. Sono molto molto contenta di avercela fatta, di aver osato, di aver saputo ricordare a me stessa, e a Maddalena, che quando vogliamo con cuore sincero possiamo davvero ottenere ciò che sogniamo, che fa bene uscire dal seminato e accettare una sfida, che si può affrontare ogni cosa, un respiro alla volta, lasciandoci rapire e ammaliare dal bene e dal bello che incontriamo. In Croazia i nostri occhi hanno fatto il pieno di meraviglia, di sole e di natura. Gli ultimi anni mi capitava di avere molta voglia di tornare a casa, dopo un viaggio, di esserne impaziente. Quest'anno no, con la mia piccola valigia e la mia famiglia avevo con me tutto ciò che mi serviva, non mi mancava nulla. Quest'anno non avevo fretta di tornare: là dove siamo noi tre e la nostra voglia di esplorare sono a casa, sempre.













sabato 11 ottobre 2014

Ricordando Amsterdam


Un pomeriggio di metà ottobre, cercando di mettere in ordine le fotografie scattate ad Amsterdam.
Come sempre centinaia di immagini, che tentano di racchiudere i sapori e le atmosfere di un viaggio, di una città. Di Amsterdam ci è piaciuta proprio la città, così tranquilla come non immaginavamo, tanto che non ci dava l'impressione di essere in una grande città ma piuttosto in un paesino tranquillo, dove ci siamo spostati sempre comodamente a piedi o in bicicletta.
Più che i grandi musei e le attrazioni più famose, ci ricorderemo dei lunghi giri in bicicletta lungo i canali, del silenzio ovattato delle stradine più defilate, delle luci accese nelle case con le ampie finestre e la generale impressione di una città calma, adatta a bambini e famiglie, decisamente a misura d'uomo. Abbiamo amato le cene vegetariane da Radijs, a una manciata di isolati dal nostro appartamento, così come i piccoli particolari della Oude Kerk, la chiesa più antica di Amsterdam, che è zeppa di riferimenti marinareschi e che  è stata costruita lei stessa su un terreno mobile sottratto all'acqua tanto da poter essere paragonata ad un enorme veliero in movimento.


I fiori e le piante davanti alle case, dentro le case, nei mercati, lungo i canali, ovunque.
Amsterdam è una città molto verde.
I locali più alternativi e hippy con murales dei chakra e di enormi mandala, l'originalità diffusa, i cibi etnici ovunque (abbiamo amato molto il cibo del Suriname di Tokoman)





I canali e la loro luce cangiante, pacifici e lenti, contornati da alberi e dalle immancabili biciclette.
L'acqua, acqua dappertutto con le sue forme sinuose e il suo profumo.



Spiare nelle meravigliose case altrui, anche in quelle abitate da topini nella grande biblioteca pubblica.
Entrare in una casa, quella di Anna, che ci ha commossi ed emozionati.




  Fermarci a leggere nei giardini del Rijks Museum , dormire molto e stare molto insieme.
 
 

I primi tocchi di autunno, dalla finestra del nostro appartamento fino ai negozi di fiori e ai loro allestimenti. Amsterdam è una città perfetta per l'inizio autunno, per vestirsi a strati, per la pioggerellina che rende ancora più deliziosi tutti i pancakes e le torte di mela che abbiamo mangiato.






Ora siamo qui a casa, ho messo in ammollo riso basmati, lenticchie, cicerchie e fagioli mung per preparare i dosa domani, lasciandomi ispirare da Cotto a vapore e The Wooden Spoon.
In un'altra ciotola lievita la pizza per stasera.
Niente montagna oggi, il tempo era incerto e piovigginoso e avevamo voglia di riposare dopo una settimana come sempre densa di lavoro e impegni vari.
Ora vado a sgranocchiare un po' di frutta secca, mettere in infusione una tisana (magari una di quelle ayurvediche scoperte ad Amsterdam) e poi a stendere la pizza, ricordando le parole di Selva:
 
"Gli alimenti che mangiamo contengono tutti una grande quantità di acqua, che ormai sappiamo ( grazie a masaru Emoto e agli scienziati dell’acqua) si trasforma non appena viene in contatto con l’energia del luogo, o delle persone.
Il cibo dunque viene letteralmente trasformato dalla nostra energia, le donne questo lo sapevano bene, il cucinare era un vero e proprio atto magico d’amore
Quando si cucina si sta compiendo un rituale, quel cibo sarà la medicina o la malattia del nostro corpo, abbiamo bisogno di tornare a scegliere il cibo e soprattutto a pregarlo.
L’Atto sacro del cucinare coinvolge tutti gli elementi naturali, acqua, aria, fuoco e terra, se mentre cuciniamo entriamo in armonia con le energie degli elementi e con la materia che stiamo cucinando possiamo trasformare tutto questo in un vero e proprio rituale di guarigione"
 

martedì 5 agosto 2014

Itinerario geologico:Le-Puy-en-Velay


Dopo essere stati a Taizè, durante il nostro viaggio in Francia, abbiamo seguito un itinerario che ci ha portati in Auvergne, poi in Ardeche e nel Roussillon.Senza rendercene conto, abbiamo organizzato delle tappe che ora a posteriori vediamo snodarsi lungo un percorso geologico, attraverso paesaggi che devono la loro particolare forma proprio ad antichi fenomeni naturali di erosione, di eruzione, di livellamento...
Ci siamo infatti diretti verso Le-Puy-en-Velay, zona costellata di piccole colline di origine vulcanica, antichissime, risalenti al Cenozoico (circa 65 milioni di anni fa).
In particolare, proprio nella città di Le-Puy dove abbiamo soggiornato, sono presenti alcune curiose formazioni di roccia basaltica, dei coni svettanti tra le abitazioni.
Siamo saliti sulla roccia che ospita la grande statua della Vergine, poi su quella del santuario di San Michele, che fa parte di una delle vie che portano in pellegrinaggio a Santiago de Compostela.


La rocca di San Michele ha un'origine molto particolare: è infatti un dyke, il camino di un antico cratere, rimasto dopo l'erosione della formazione vulcanica circostante. Il vulcano originario si formò sotto ad uno strato di acqua, in seguito ad una serie di eruzioni. La rocca è ora alta 85 metri e ospita dal X secolo una minuscola cappella arroccata, dedicata a San Michele Arcangelo.
Come la rocca Corneille, sulla quale si situa la statua della Vergine realizzata con il metallo fuso di 213 cannoni sequestrati ai russi da Napoleone III durante la battaglia di Sebastopoli, anche la rocca di San Michele svetta su tutta la città e le conferisce un fascino particolare.



La cappella in cima alla rocca è piccolissima, con affreschi antichi ormai quasi del tutto sbiaditi, silenziosa e avvolta nel buio. Senza fatica si immaginano i cavalieri medievali salire ed entrare in preghiera, ci si figurano i movimenti lenti e assorti dei pellegrini che nei secoli sono partiti da qui per Compostela, al collo solo una leggera bisaccia. Le vetrate sono semplici, cocci di vetro uniti senza particolare senso estetico, ma capaci di catturare la luce e riversarla in cascate di colori all'interno della cappella spoglia.


Dalla rocca Corneille di vede quella di San Michele e viceversa, in un dialogo tra antichi vulcani.

Quando l'abbiamo visitata, alla base della rocca di San Michele era allestita una piccola mostra d'arte, con opere realizzate a collage e unendo diversi stili espressivi. La commistione era singolare: mura di basalto antichissime, messe su secoli fa da artigiani e scalpellini, ospitavano tavole ricoperte di colori acrilici, pizzi, ritagli di giornale, piume...ma l'arte trovava il suo spazio e la sua armonia, quella di ieri come quella di oggi.





Dopo aver visitato le rocche più cittadine (la rocca Corneille, la rocca di San Michele e quella di San Giuseppe) ci siamo spostati un paio di chilometri fuori città per visitare un'altra formazione vulcanica, la fortezza di Polignac. Anche in questo caso la cittadella fortificata si trova sulla sommità di una grande rocca che svetta sul paesaggio. Su questa rocca vivevano fino a 1.000 persone, ma la sua importanza era soprattutto strategica, essendo in grado di avvistare chiunque si avvicinasse alla città di Le-Puy, di fermare le carovane e di imporre il pagamento di tributi.Più volte il sovrano di Polignac riuscì a mettere sotto assedio la città di Le-Puy, impedendo il rifornimento di viveri e merci. I conti di Polignac vi vissero dal XI al XVII secolo e costruirono mura difensive, una chiesa, una fonderia, un pozzo sotterraneo, un dongione alto 32 metri ancora oggi visitabile.


Oggi la fortezza è abbandonata, ma il piccolo paese di Polignac è molto vivace culturalmente e spesso organizza festival e spettacoli sulla fortezza. Durante la nostra visita, un gruppo di attori stava preparando uno spettacolo in costume con giochi medievali ed esercizi di giocoleria.


Dalla fortezza il paesaggio è magnifico, nonostante quel giorno il cielo fosse nuvoloso: colline, pascoli, piccoli laghi, collinette vulcaniche e paesini dai tetti rossi e dalle spesse mura in pietra.



La città di Le-Puy è molto ospitale, noi ci siamo trovati benissimo alloggiando al Centre Pierre Cardinal, edificio storico, ex convento ora riadattato a sede di associazioni culturali e ostello.
L'ostello è nuovo, bene organizzato, spesso tappa ancora oggi di pellegrini in viaggio verso Compostela.
Una breve passeggiata in città è l'ideale per scoprire molti altri monumenti storici, come la cattedrale, imponente, maestosa con l'immensa scalinata che la adorna e classificata come patrimonio dell'Unesco.
Soprattutto, ci è piaciuta l'atmosfera rilassata di questa cittadina, con tanti piccoli bistrot che servono deliziose crepes e tazze di sidro, molte librerie (la libreria Merlingane è molto originale, specializzata in illustrazione per bambini), ateliers e negozi di oggetti realizzati al tombolo, stradine chiuse al traffico in cui si trovano, agli angoli, gatti sonnacchiosi e antiche statue lignee di San Giacomo...c'è persino un caffè familiale ecologico che organizza attività artistiche per famiglie!
Qualcuno di voi è già stato in Auvergne?