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giovedì 17 marzo 2016

Eccomi! - nuovo blog-


Eccoci, siamo di ritorno dopo una lunga assenza. Stiamo molto bene e siamo stati impegnati con coccole, gite in montagna, libri e università. Da oggi potee leggerci qui sul nuovo sito mama mandala.
A presto! Vi aspetto di là :-)

mercoledì 25 novembre 2015

Natale gentile: un calendario dell'Avvento per diffondere gesti gentili

"Noi distinguiamo fondamentalmente tra il donare da un lato e lo scambio dall’altro come due logiche distinte. Nella logica dello scambio, un bene è dato per ricevere in cambio il suo equivalente. Viene fatta un’equivalenza di valore, una quantificazione e una misurazione. Nel dono, uno dà per soddisfare il bisogno di un altro e la creatività nell’usare i doni di chi riceve è importante quanto la creatività del donatore. L’interazione del dono è transitiva e il prodotto passa da una persona all’altra creando una relazione di inclusione fra chi dona e chi riceve tramite quello che viene dato. Il donare implica il valore dell’altro, mentre la trans-azione dello scambio, fatta per soddisfare i propri bisogni, è autoriflettente e implica solo il proprio, di valore. Donare ha un aspetto più qualitativo che quantitativo, è orientato verso gli altri piuttosto che verso il proprio ego, è includente piuttosto che escludente. Il dono può essere usato per diversi scopi. La sua capacità di creare relazioni fa nascere la comunità, mentre lo scambio è un’interazione tra avversari e crea individui separati centrati su se stessi. " Genevieve Vaughan

Quest'anno non ho organizzato il consueto Scambio di Natale, ma ho pensato invece ad un'idea che può creare più connessioni e spargere maggiore empatia. Così è nato il progetto Natale Gentile, che potete visitare anche sulla sua pagina Facebook. Prendendo ispirazione da altri progetti simili, ho creato un calendario dell'Avvento speciale, che non ha caselle da aprire o cioccolatini da trovare, ma 24 piccoli gesti da compiere, giorno dopo giorno, gesti di condivisione come quello dei bigliettini e delle bustine di tè che ho lasciato sulle macchine parcheggiate in ospedale a San Martino. Mi sono divertita ed emozionata moltissimo quel giorno, oggi Maddalena compie 8 mesi e tra un mese sarà Natale: ho ricevuto moltissimo negli scorsi mesi, in primis il dono della vita di mia figlia, ma anche l'aiuto di moltissime persone che ci hanno accompagnato (e ci accompagnano) in questa magnifica avventura genitoriale. Ora ho voglia di ridare indietro un po' di quello che mi è stato dato.
 Vi va di partecipare con me pensando a 24 "random act of kindness" da realizzare? Questi sono quelli che ho pensato io, potete seguire le mie indicazioni o pensare ad altre azioni gentili. Alcuni di questi gesti sono semplicissimi e richiedono una manciata di minuti, altri invece hanno bisogno di più organizzazione. Nulla vieta di invertire l'ordine dei giorni o di sostituire le azioni che ho pensato io con altre che vi piacciono di più, l'importante è cercare di realizzare una piccola azione gentile ogni giorno. Si inizia martedì 1 dicembre!

1 Manda un sms a tutti i tuoi amici per augurare buona giornata.
2 Offri un caffè a qualcuno
3 Porta un dolce a qualcuno
4 Lascia su un'automobile un biglietto di "buona giornata"
5 Porta in pediatria foglie, matite o un giocattolo
6 Scrivi una lettera e dalla a qualcuno di speciale
7 Porta un fiore a qualcuno (anche ad uno sconosciuto!)
8 Lascia un biglietto a sorpresa per qualcuno in un negozio (sugli scaffali oppure a chi è in coda dietro di te)
9 Fa una donazione (ad esempio a Un pasto al giorno o alla fondazione internazionele Bumi Sehat dell'ostetrica Ibu Robin)
10 Invita qualcuno per il tè
11 Porta dei cioccolatini al lavoro
12 Scrivi a qualcuno che non senti da tempo
13 Lascia qualche moneta in una macchinetta per il parcheggio o in una macchinetta per il caffè
14 Regala un libro ad una scuola
15 Porta dei biscotti a qualcuno in ospedale (anche se fortunatamente in questo momento non conosci nessuno in ospedale!)
16 Spedisci un biglietto d'auguri (lo disegni tu?)
17 Ringrazia qualcuno che è stato gentile con te
18 Lascia un biglietto simpatico in una sala d'attesa
19 Invita qualcuno a cena
20 Fa una sorpresa a una neo mamma
21 Lascia a qualcuno un regalino per l'inizio dell'inverno
22 Porta alla Caritas locale del cibo o del vestiario
23 Lascia biglietti d'auguri nella buca delle lettere dei tuoi condomini ( o dei tuoi vicini di casa)
24 Lascia su un'automobile un biglietto d'auguri o un regalino

" La nostra sopravvivenza, soprattutto oggi, dipende dai gesti di gentilezza di una grande quantità di persone" Dalai Lama

giovedì 12 novembre 2015

Martinmas: allarga i paletti della tua tenda

Ieri era era San Martino/Martinmas, una festa che celebra il gesto caritatevole del cavaliere romano Martino di Tours, che alle porte di Amiens divise il suo mantello con un povero mendicante infreddolito. Questa festa si situa esattamente a metà tra San Michele e Natale e solitamente si festeggia con lanterne e candele, proprio perchè San Martino ha riconosciuto nel mendicante una scintilla di Luce e di fronte a questa si è fermato e spogliato. Anche noi siamo chiamati a proteggere la nostra picola fiamma, che da San Michele ha iniziato a splendere più forte, e ad accompagnarla al sicuro attraverso il mondo più buio. Anche se la nostra luce è piccola è fragile, è comunque capace di allontanare di un poco l'oscurità.
Noi abitiamo di fronte ad un ospedale e ogni giorno, a qualsiasi ora, c'è via vai di gente che entra ed esce per visite mediche o per andare a trovare qualche ricoverato. Le conversazioni che sentiamo attraverso le finestre sono spesso preoccupate, concitate o tristi. Ogni volta che esco di casa e incrocio qualcuno che sta parcheggiando, non posso evitare di chiedermi che storia porta con sè: chi è il malato? Chi sta andando a trovare? Oppure, sta andando a festeggiare un bambino appena nato? Da molto tempo volevo realizzare un piccolo progetto artistico per spargere un minuscolo seme di gentilezza e sorriso tra le macchine del parcheggio dell'ospedale. Così ho dipinto 24 piccoli mandala, preso delle bustine di tè e preparato dei pacchettini.
 
Ho pensato di lasciare questi pacchettini anonimi come piccole sorprese la mattina di San Martino, mettendole tra i tergicristalli di alcune macchine parcheggiate attorno all'ospedale. Vorrei fare molto di più e come sempre, da brava idealista, ho agende zeppe di progetti e idee che mi piacerebbe realizzare attorno a questo ospedale, per questo ospedale e per chi ci lavora o ci deve entrare come paziente. Un primo passo è stato proprio questo progetto di pacchettini, prendendo ad esempio Dear stranger tea for a day. Mi sono divertita moltissimo e prima di andare a sistemare i pacchettini ero emozionata come la mattina di Natale. A volte penso alla mia vita "di prima", a quando mi laureavo in Scienze Politiche e a quanto sia diversa la mia quotidianità di oggi. Poi mi rendo conto che sto facendo più politica ora di quanto non ne abbia mai fatta allora, e che fare politica per me è essenzialmente promuovere un cambiamento sociale, anche piccolissimo, come regalare un sorriso e spero un momento di distensione o sorpresa a chi ha trovato i miei pacchettini con i mandala e le bustine di tè.
L'aspetto più bello è stato andare a sistemare i pacchettini con Maddalena nel marsupio, insieme. In futuro mi piacerebbe moltissimo continuare a diffondere altri pacchettini così, insieme a lei, e non vedo l'ora che sia più grande e mi possa aiutare a costruirli. Costruire il villaggio per Maddalena significa anche lavorare ogni giorno perchè il mondo dove vivrà lei sia un po' più gentile, iniziando dal basso, un piccolo pacchetto alla volta.

sabato 3 ottobre 2015

Fioriscono con me tutti i miei antenati

C'é una contentezza in questi giorni che lieve lieve si spande, prendendosi spazio lentamente, come una nuvola che si diffonde in una stanza. È lieve perchè è una contentezza di piccole cose, che messe in fila una accanto all'altra mi danno l'immagine di cosa sto facendo, del punto in cui sono sulla mia strada come donna e come mamma. 
Una contentezza che si origina e nutre dalla consapevolezza, dal saper guardare, dal riuscire a rallentare. La consapevolezza nel notare le mie emozioni, le mie sensazioni, senza nasconderle o ricacciarle, ma osservandole così come sono, provando a respirarci e a rimanerci: la mancanza forte di Maddalena che sento quando sono in classe a scuola come tirocinante; la paura che provo quando so che dovrò affrontare una situazione difficile con una persona che mi mette a disagio; la fatica di organizzare gli orari dei laboratori, del tirocinio, degli esami; il disorientamento nel vedere le giornate passare troppo veloci...
Cerco di fermarmi e di osservare queste sensazioni, spesso non ci sono risposte o soluzioni, ma cerco di avere ben presente dove sono, con onestà, dando dignità a ciò che sento e sono.
La contentezza allora arriva dal riconoscere, riconoscere me e i miei bisogni, riconoscere i bisogni di Maddalena e mettermi all'opera perchè siano se non soddisfatti, almeno visti, notati.
Mi permetto di riconoscere dove sbaglio, dove inciampo e mi permetto di ricominciare, ogni giorno, di rimettermi in carreggiata con ciò che voglio e sogno.
La contentezza di questi giorni è proprio nell'accorgermi, nonostante le mille necessità di ripartire e migliorare, di essere sulla strada giusta, cioè quella che mi piace, che meglio mi permette di esprimermi, di avvicinarmi alla pienezza.
La strada giusta nel seguire le stagioni e nel raccogliere le foglie che mutano colore, meravigliandomi. 
La strada giusta nel farlo con Maddalena nella fascia, lasciando in lei un'impronta piccola e leggera ad ogni passeggiata, perchè non ricorderà le nostre gite, ma ricorderà cosa significa essere tenuta in braccio, respiro su respiro, ammirando gli alberi e il vento e le foglie e persino la pioggia.
La strada giusta nell'impastare il pane con la frutta secca, nel prepararne uno speciale a forma di drago per celebrare San Michele e la sua forza.
La strada giusta nel coricarsi e alzarsi pian piano, cercando di eliminare la fretta e i rumori, godendo di quei tempi per coccolarci e sussurrare alla piccolina il mio grazie.
La strada giusta nel preparare a mano la maionese con l'Harissa, che tanto mi parla della mia infanza, delle estati in Francia.
La strada giusta nello studiare e nel leggere articoli che mi fanno bene, che 
La strada giusta nell'osservare Maddalena che si alza in piedi da sola, caparbiamente, veloce e fiera. Cade moltissime volte, ma ogni volta è di nuovo in piedi, lì che tenta e ritenta, mescolando lacrime e grandi sorrisi, senza arrendersi. Ammiro il suo coraggio senza limiti e cerco di farlo mio, per proseguire lungo questa strada e ricominciare ogni volta che vacillo.



Mia nonna mi ha portato nel suo grembo tanti anni fa, ha cullato le mie potenzialità, mi ha nutrito di esperienze e ricordi, con speranze e dolori.
Ha dato alla luce mia madre e mia madre mi ha portato nel suo grembo ancora prima di avermi concepito.
Nelle sue preziose ovaie erano custoditi anche tutti i ricordi di mia nonna.
Mia nonna mi ha sognato senza saperlo.
Ed io oggi onoro il suo sogno, abbraccio il suo amore portandolo nel presente e espandendolo nel futuro, guarisco in me quello che mia madre e mia nonna non poterono guarire.
Perchè io sono un seme, io sono un fiore, e quando fiorisco, fioriscono con me tutti i miei antenati.

La Mujer Lunar


giovedì 1 ottobre 2015

Cosa ci rende umani?



 IL GRANDE GIARDINO
Siamo tutti pellegrini senza dimora
e siamo tutti fratelli e sorelle.
Nudi camminiamo coperti di cenci col nostro sacco,
ma cosa posseggono i principi a confronto con noi?
Si riversano su di noi per l'aria tesori
che non si misurano a peso d'oro.
Più ci facciamo vecchi,
più ci rendiamo conto che siamo fratelli e sorelle.
Col resto del creato non abbiamo null'altro da spartire
che fargli dono della nostra anima.
Se avessi un grande giradino
li inviterei tutti, fratelli e sorelle.
Ciascuno porterebbe con sé un grosso tesoro.
Poiché non abbiamo una patria potremmo diventare un popolo.
Costruiremmo un'inferriata intorno al nostro giardino
in modo che alcun suono mondano ci giunga.
Dal nostro tacito giardino
daremmo nuova vita al mondo. EDITH SODERGRAN


Ho iniziato per caso, guardando questo video in cui Francine racconta la sua storia, una delle storie più belle, forti e commoventi che io abbia mai incontrato, di quando da bambina fu deportata a Bergen Belsen, una storia di condivisione e speranza, magnifica. Poi spinta dalla curiosità sono andata a cercare il sito ufficiale del film e del progetto Human, un vasto documentario realizzato dal regista Yann Arthus-Bertrand, che raccoglie centinaia di brevi interviste e testimonianze da persone di tutto il mondo, persone completamente diverse tra loro, su temi comuni come il lavoro, l'amore, la famiglia, la guerra. Il regista cerca di scoprire "cosa ci rende umani", cosa ci rende simili. Le storie raccolte sono un panorama di tutto l'umano: storie terribili di violenza e dolore, storie di riscatto, di grande gioia e saggezza. Sono storie raccontate senza censura, che non portano in evidenza alcun tema autoconclusivo, nè sono politicamente corrette: alcuni intervistati ci possono apparire violenti, insensibili, lontani. Altri ci commuovono, ci emozionano. Io ho provato tutte queste contrastanti sensazioni guardando il film e questo è uno dei maggiori pregi del documentario: le storie sono presentate così come sono, nella loro spiazzante onestà.  
"HUMAN ci mette faccia a faccia con l'Altro, facendoci riflettere sulla nostra vita. Dai racconti di esperienze quotidiane al racconto delle vite più incredibili, questi incontri struggenti condividono una sincerità rara e sottolineano chi siamo: il nostro lato oscuro, ma anche ciò che di più nobile esiste in noi, e ciò che è universale [...] HUMAN è un lavoro politicamente impegnato che ci permette di abbracciare la condizione umana e riflettere sul senso della nostra esistenza."


Questo documentario mi ha colpita, affascinata, indignata. Ci mette veramente di fronte tutto l'umano, nel bene e nel male più grandi ed ecco allora la risposta al quesito di partenza del regista, "che cosa ci rende umani?": forse semplicemente il fatto che abbiamo gli stessi sogni e condividiamo le stesse debolezze e paure, che commettiamo gli stessi errori, non importa a che latitudine viviamo, da dove veniamo. A renderci umani è proprio la nostra condizione di partenza, di concittadini su questo pianeta.  
"It is too late to be a pessimist. Taking action builds happiness!" 
Indipendentemente dalla nostra condizione o situazione, ognuno di noi può svolgere un ruolo attivo e contribuire ad una società più equa e armoniosa. Sia che siamo maschi, femmine, giovani, vecchi, sposati, divorziati, single, orfani, poveri, ricchi, disabili, le nostre opportunità per agire sono infinite. Che sia tramite il lavoro o attraverso azioni semplici associative, ci sono molti gesti semplici da fare e storie da vivere per aiutarci a realizzare noi stessi e a costruire l'umanità di domani. Yann Arthus-Bertrand




Trovate il tempo per guardare il documentario Human, ne vale proprio la pena e molte sono le riflessioni a cui porterà la visione. Il film è disponibile sul canale YouTube dedicato, in tre diversi episodi e in molte delle singole storie e interviste, come questa o questa. Le fotografie di questo articolo sono invece del matrimonio di una cara amica doula, al quale siamo state io e Maddalena qualche settimana fa: un giorno splendido dedicato all'amore, alla famiglia, alla sorellanza, un giorno in cui abbiamo creato comunità, tutti insieme, ognuno agendo per il suo piccolo pezzo. Le ho messe qui per ricordarmi che è sempre possibile agire in questo modo, con apertura e gentilezza. Il film ci mostra tutto dell'umano, il terribile e il magnifico, io voglio ricordarmi con queste fotografie come è arricchente quando cerco e mostro la versione migliore di me, quando entro in contatto con chi mi è vicino, lasciando andare ogni difesa. Quando vado avanti con coraggio e sorridendo incontro chi cammina sulla stessa strada.

sabato 22 agosto 2015

Con istinto e con gioia

 C'é un segreto dietro alla riuscita del nostro viaggio in Croazia: l'aver imparato a seguire Maddalena. A seguire i suoi bisogni, i suoi tempi, le sue esigenze, così come lei vuole e soprattutto come lei sa. Ho compreso, non solo con la mente, ma profondamente, con il cuore, come ascoltare la nostra bambina e le sue necessità, invece di sforzarmi ad ogni costo a mettere su una tabella di marcia, che puntualmente mi lascia frustrata e stanca, quando voglio essere io a decidere. "Ma così la bambina fa cosa vuole"! Esatto. Lei sa meglio di chiuque altro cosa è meglio per lei, quando è tempo di giocare, quando ha fame, quando deve dormire. E io so cosa è meglio per lei se la ascolto e la seguo, mettendomi al servizio, tendendo l'orecchio e la vista non solo ai suoi segnali ma ai suoi bisogni profondi, cercando di lasciare io per prima le redini. Adesso so che a volte, se non sempre, al pomeriggio Maddalena ha bisogno di giocare molto, anche se io vorrei che dormisse. So che spesso ha molta fame, soprattutto di sera, anche se ha appena mangiato e non mi sembrerebbe razionalmente possibile. Che spesso vuole stare molto in braccio e che ne ha bisogno, ma che poi sa regalare grandi sorrisi e piena fiducia a chi incontra. Se so rimanere in contatto con il mio istinto, con la mia parte più profonda, in contatto con Maddalena, allora mi è naturale sapere cosa è giusto e non mi resta altro che seguire quella voce, quella verità. Quando lascio perdere tutte le mie idee, le mie costruzioni e il mio ordine e seguo Maddalena, tutto è più facile, leggero. La spontaneità e l'ascolto mi permettono di essere lì per lei, ricettiva, presente. Non ho ancora imparato ad esserlo sempre, certo, ma sto imparando giorno dopo giorno e infatti giorno dopo giorno il nostro rapporto fiorisce, si fa scambio, intesa. Probabilmente sarebbe successo lo stesso, Maddalena sta crescendo, ha quasi cinque mesi, la stanchezza a volte si attenua ed è inevitabile che ora ci conosciamo di più e meglio. Ma ho anche la certezza che il cambiamento maggiore stia avvenendo, sia avvenuto, nella mia testa, che sta imparando a sentire e accogliere cambiando prospettiva. Per me, che sono sempre così razionale e tendo ad iper-pensare su ogni cosa, è veramente nuovo e rivoluzionario affidarmi all'istinto, al sentire. E per questo a volte è piuttosto complicato.

Mi colpisce sempre molto il pensare a come ci arrabbiamo con un bambino per cose che non oseremmo mai rimproverare ad un adulto. Non ci verrebbe mai in mente di alzare la voce con il nostro compagno/a se non riuscisse a prendere sonno la sera. Non oseremmo mai fare una scenata ad un amico in visita a casa nostra che accidentalmente fa cadere a terra e rompe un oggetto. Non ci arrabbieremmo se un nostro collega non finisse di pranzare ma poi si mangiasse un gelato mezzo'ora dopo. Non sbufferemmo irritati se un amico ci mandasse decine di messaggi su Whatsup mentre stiamo cucinando. Eppure spesso ci arrabbiamo con un bambino che non vuole dormire di sera, che fa cadere un bicchiere, che vuole ciucciare mezz'ora dopo aver mangiato, che ci richiama con i suoi gorgheggi o con il suo pianto mentre stiamo facendo qualche faccenda in casa. Sicuramente, se a compiere queste azioni fosse un adulto, non useremmo con lui ricatti o minacce o parole ostili. Eppure lo facciamo spesso con un bambino o addirittura con un neonato. Non gli permettiamo di sentire ed esprimere le sue emozioni, le sue necessità più profonde, e di agire di conseguenza.
Un articolo molto interessante, che mi sta aiutando molto ad accogliere e seguire con amore le richieste e i bisogni di Maddalena è questo, sull'amore incondizionato:
"l’incondizionalità è uno stato mentale nel quale si desidera far spazio a un’esperienza di benessere…accada quel che accada. Questa definizione implica che l’esperienza di benessere sia sempre possibile – che sia sufficiente lasciarle spazio perché il  benessere aumenti. Ci sono molte persone a questo mondo, e forse ne conoscete qualcuna, le cui vite sembrano dimostrare questa affermazione. Hanno un alto livello di benessere nonostante la povertà, le disabilità, un’infanzia abusata, o altre circostanze in relazione alle quali la maggior parte della gente si sentirebbe piuttosto sconfortata. Non che il benessere sia per loro più accessibile, è solo che sono più abili nel raggiungere lo stato di incondizionalità che permette al benessere di subentrare. L’incondizionalità è egoista nel senso migliore della parola perché il proprio benessere diventa una priorità assoluta. Si dà al bambino solo ciò che gli si può offrire con gioia, e che mette in moto un modello del dare capace di accresce sempre più il benessere anziché farci sentire esauriti."
Si, è possibile vivere momenti di assoluto benessere con un neonato, sia in viaggio che nelle incombenze della vita quotidiana, solo se sappiamo rimanere in ascolto del suo e del nostro istinto e se impariamo a fidarci del bambino, lasciandoci guidare. Un bambino è competente, sa in modo innato di cosa ha bisogno e ce lo esprime con chiarezza. Sta a me ricordarmi che questo tempo è per rendere sacro ogni momento con Maddalena, mettendomi a sua disposizione con amore e ottenendo in cambio un rapporto bellissimo di incontro reciproco.


venerdì 21 agosto 2015

Saltare nel vuoto

  Ritorno a scrivere qui dopo molte settimane, che ci hanno visti assaporare l'estate e viaggiare in Croazia insieme alla nostra piccolina. Si abbiamo vissuto un viaggio meraviglioso! Mi è sempre piaciuto molto viaggiare e i viaggi sono anche una delle basi importanti della nostra coppia. Il nostro primo viaggio fu dopo un paio di mesi che eravamo insieme, a Zagabria. Per caso ( o forse no) anche il nostro primo viaggio in tre  è stato in Croazia (se non contiamo i viaggi della scorsa estate in cui Maddi era a nuotare tranquilla nel mio grembo). Poter viaggiare tutti insieme è stata una grande conquista e come tutti i grandi sogni ha richiesto che facessimo un salto nel vuoto, che ci mettessimo alla prova e affrontassimo le nostre paure. Avevamo molta voglia e molto bisogno di questa prova, di passare del tempo insieme solo noi tre, senza altre distrazioni e interferenze, di conoscere un altro paese e di provare cosa significa sapere essere pazienti, flessibili e creativi con un bambino piccolo. Siamo stati ripagati da paesaggi bellissimi, lunghe coccole, nuotate rigeneranti, lunghe camminate, un bel trekking in montagna e parchi naturali spettacolari. Non eravamo ben sicuri, prima di partire, che si potesse viaggiare così facilmente con un neonato, ma ora lo possiamo dire: non solo è possibile, ma è persino più facile del previsto e decisamente divertente. Questo era un mio grande timore, nelle prime settimane dopo il parto, quello di non poter più viaggiare come prima. Per me, per noi, i viaggi sono necessari, per cambiare sguardo, arricchirci di bellezza e spunti nuovi, rallentare, provare l'ebrezza dell'avventura uscendo dall'ordinario e dal consueto. Certo abbiamo scelto una meta "facile" ma non sono mancati i rimproveri e le preoccupazioni di chi credeva fosse un viaggio azzardato. Ne siamo tornati molto più sicuri di noi, più in armonia con Maddalena, felici di quanto abbiamo visto e vissuto. Il viaggio ha compiuto la sua magia anche questa volta, ci ha permesso di scrollarci di dosso la polvere, di costruire pensieri nuovi, di imparare. Sono molto molto contenta di avercela fatta, di aver osato, di aver saputo ricordare a me stessa, e a Maddalena, che quando vogliamo con cuore sincero possiamo davvero ottenere ciò che sogniamo, che fa bene uscire dal seminato e accettare una sfida, che si può affrontare ogni cosa, un respiro alla volta, lasciandoci rapire e ammaliare dal bene e dal bello che incontriamo. In Croazia i nostri occhi hanno fatto il pieno di meraviglia, di sole e di natura. Gli ultimi anni mi capitava di avere molta voglia di tornare a casa, dopo un viaggio, di esserne impaziente. Quest'anno no, con la mia piccola valigia e la mia famiglia avevo con me tutto ciò che mi serviva, non mi mancava nulla. Quest'anno non avevo fretta di tornare: là dove siamo noi tre e la nostra voglia di esplorare sono a casa, sempre.