mercoledì 22 maggio 2013

Di quando sono andata in treno a Torino a parlare a David Grossman




Ogni anno sono sempre combattuta tra l'andare o no al Salone Internazionale del Libro di Torino.
Leggo molto, mi piace scrivere, mi appassionano i libri di ogni genere, così al Salone finisco sempre presa da una sindrome di Stendhal libresca: troppo da vedere, scoprire, da leggere.
Troppi libri, stand, migliaia di autori e storie che non conosco e che non avrò tempo per conoscere, perché i libri al Salone sono tantissimi, troppi per poter essere contenuti dalla mia mente in una sola volta, anzi in una sola vita. Da qui il mio dubbio annuale: andare o no? Essere sommersa o no in modo così forte da stimoli che mi lasciano sempre spossata e con il mal di testa?
Quest'anno la decisione è stata di andare, ma con limiti precisi: visitare solo la sezione bambini del Salone ed una conferenza, senza nemmeno passare tra gli stand dell'editoria per adulti.Una scelta riduttiva, ma già così sono ritornata a casa sposssata dal tanto visto, vissuto, conosciuto.Ne è valsa la pena.
Allo stand di libri per bambini io e mia mamma ci siamo immerse letteralmente per ore, sfogliano volume dopo volume, segnandoci titoli ed editori.
Abbiamo trovato dei tesori come il libro Museo delle foglie cadute, il Menù di Yocci, il manuale per diventare un giovane esploratore.Soprattutto abbiamo ammirato tutti i libri di Munari e gli altri libri "aperti" ,semplicissimi ed  essenziali che lasciano spazio  all'immaginazione e alla fantasia senza freni, come quelli bellissimi di Katsumi Komagata.



Dopo lo shopping libresco, io e mia mamma ci siamo rimesse in fila, per vivere una delle esperienze più emozionanti della mia vita (ancora non mi sembra vero!).
Abbiamo seguito la conferenza in cui David Grossman ha raccontato la storia del suo ultimo libro, Caduto fuori dal tempo.
Grossman è il mio scrittore preferito, da un suo libro prende il nome questo blog ("Che tu sia per me il coltello") ma non solo.I suoi libri hanno la capacità straordinaria di parlarmi mentre li leggo. Le storie che scrive lui, sono quelle che vorrei scrivere io, sono il tipo di storie e personaggi che affollano la mia testa: leggendoli, è come se leggessi dentro di me, in me, profondamente.Grossman scrive le storie che sono in me, quelle che penso io. Le scrive magistralmente, tanto che mentre leggo mi devo fermare per prendere fiato, mentre mi dico "ecco, è così che deve essere, che deve andare questa storia".
Non so spiegare ciò che sento, ma Grossman ha questo potere assoluto di ammaliarmi e commuovermi con la sua scrittura, come forse nessun altro scrittore ha mai fatto,
Vederlo entrare nell'auditorium , a pochi passi da me, vero in carne ed ossa, mi ha commosso fino all'indicibile.Sentirlo leggere in ebraico il suo libro, mentre io trattenevo il fiato con gli occhi chiusi, è stato intenso e coinvolgente. Descrivendo la sua passione, ha narrato ciò che sento anche io: sono le storie a scegliere noi, non noi che le scegliamo.Scrivere a volte è un imperativo assoluto, per capire noi stessi e capire il mondo.Le storie a volte sono ineluttabili: bisogna scriverle, assolutamente.
Scrivere è una delle passioni più pevasive che io viva: le sparole sgorgano da me, ma non sono in me, sono fuori, già formate e vive.Io devo solo ascolatarle e metterle su carta, ma esse esistono al di là di me, non devo esercitarmi o inventarle, solo lasciarle fluire sulla tastiera.
Finita la conferenza, non abbiamo potuto far altro che alzarci tutti in piedi ad applaudire, emozionati, un intero teatro con più di 1500 persone in piedi e Grossman timido e impacciato sul palco, senza sfarzo.
Grossman poi firmava i suoi libri, mi sono messa in coda e di fronte a lui ho parlato con il viso arrossito dall'emozione, spiegandogli il mio amore per i suoi libri e per la scrittura. Lui ha ascoltato, con attenzione, come ha fatto con tutti quelli che gli hanno portato a firmare il libro, chiedendo come si chiamassero e cosa facessero nella vita.Mi é sembrato incredibile potergli parlare davvero e avrei voluto avere l'occasione per chiacchierare con lui per ore.Il mio scrittore preferito, lì davanti a me, e io non stavo sognando.
Quella manciata di minuti passati a parlare con lui mi sembra lontanissima perché così irreale, magica.Ma é avvenuta davvero e a ricordarmelo c'é la dedica bellissima che Grossman mi ha scritto:"To Daniela, for the hope that one day you will give me your book".
Ora non mi tocca altro che mettermi al lavoro e scrivere tutte quelle storie che ho in testa e che aspettano solo di vivere sulla carta e non solo nell'aria turbinante dei pensieri.

lunedì 20 maggio 2013

Gratitude list


 
 
Questa scorsa settimana ho amato:
* i brevi momenti di sole in mezzo alla pioggia persistente, soprattutto quando durano abbastanza da permettere un giro in bicicletta
* il verde persistente dei campi ed osservare le piccole ciliegie, mele e pesche che crescono nel frutteto
* chiacchierare con Simone fino a notte fonda
* cucinare dei mini sufflès ai lamponi e la cena a casa di amici a cui li abbiamo portati
* giocare con un'altra mia amica e la sua bimba
* andare al Salone del libro a Torino
* sentire dal vivo David Grossman che legge parti del suo ultimo libro in ebraico, e poi parlare direttamente a lui mentre autografava le copie del libro
* lo stand di libri per bambini al Salone (soprattutto i libri di Corraini editore e Artebambini)
* incontrare Chiara (che mi legge dalla Liguria) al Salone, incontrare per caso una mia ex coinquilina di Torino
* andare a vedere lo spettacolo di teatro della mia amica Ile anche se diluvia e siamo stanchi morti

* la cena equa di venerdì sera nel nostro ristorante preferito, a base di amaranto, quinoa, cus-cus e prodotti della bottega equo-solidale
* gli alunni che in due settimane vogliono rimediare un anno di insufficienze e paiono improvvisamente grandi, seri e responsabili
* iniziare a studiare per l'esame di pedagogia interculturale
* una domenica un po' più lenta e la passeggiata al Shakabum Festival
* ricevere il nuovo numero di 3191 e cucinare la ricetta della focaccia con timo e limone
* cappuccino e brioche al cioccolato nel piccolo bar sotto la scuola, al volo, nella pausa dell'intervallo
* andare in una nuova libreria per bambini e chiacchierare un po' con l'educatrice che la gestisce
* ricevere una graditissima sorpresa da Chiara (che bello!)
* sapere che è nato il bimbo di un'amica blogger con un sms arrivato di primo mattino
* il sun tea con menta, ortica, timo e lavanda (quando fa un po' più caldo)
* le puntate di The Big Bang Theory viste con Simone
* verdure e carne dalla fattoria dei nonni, freschissime
* le lasagnette all'ortica fatte da mia mamma
* tutti i sorrisi e le persone incontrate per via o sul web, che mi ispirano e accrescono

domenica 19 maggio 2013

20/52



Questa settimana, la numero 20 del 2013, nei nostri ritratti.
Io: con i libri presi al Salone del Libro di Torino ( e il libro che mi ha autografato David Grossman!)
Simone: in piazza durante una manifestazione di arte e giocoleria di strada
Melira: ama tantissimo dormire e accoccolarsi sulla coperta rossa di pile che è sul nostro letto.
Buona settimana voi!

mercoledì 15 maggio 2013

La nostra

Oggi, chiacchierando con un'amica mentre giocavo con la sua bimba piccola, mi è venuto in mente questo post dello scorso anno, e il percorso di crescita da allora ad oggi.
Se un anno fa mi sentivo ancora piuttosto sradicata nella nuova casa e nella nuova vita di moglie, ora molto se non tutto quel disagio si è appianato.
 Una strada nuova si è delineata e continua ad aprirsi, la strada verso una vita di coppia per quelli che siamo.
Molto spesso dal confronto con i nostri amici, ci rendiamo conto di come molte priorità siano diverse, come lo sono anche le tempistiche di coppia. Allora è facile osservare che "guarda, loro hanno già...", "loro sono già così...", mentre per noi gli obbiettivi sono ancora , o sono stati, in questi primi 20 mesi di matrimonio, diversi.
 
All'inizio questo ci spaventava, come era difficile fare i conti con lo spazio bianco e vuoto aperto dopo il matrimonio, raggiunto questo grande importante traguardo per noi.
Ora mi sto rendendo conto pian piano, che la nostra strada non è non sarà quella descritta nel post dello scorso anno, né probabilmente quella dei nostri amici, sarà una strada nostra.
La strada di due persone che non avendo mai convissuto o abitato insieme prima del matrimonio, ci hanno messo qualche mese a capire come funzionasse la quotidianità fuori dalle famiglie di origine.
Due persone che hanno avuto bisogno semplicemente di più tempo per arrivare dove altri amici sono giunti prima, anche perché abbiamo voluto dedicarci del tempo per scoprirci, per provare a capirci veramente in questa realtà nuova. Impariamo pezzo a pezzo.
 
Sono contenta di rilevare che rispetto allo scorso anno, ci sentiamo molto più noi: la casa dove torno ora è questa nostra, dove c'è un gatto tremendo e dove spesso c'è disordine , ma è una casa scelta e arredata da noi, che contiene ciò che ci è caro.
Sento questa casa più mia ogni giorno che passa, mi ci affeziono, ai libri e ai mobili che contiene, ma soprattutto agli abitanti.
Quel che lo scorso anno mi sembrava lontano, ora è una famiglia e non vorrei assolutamente mai tornare indietro.
Certo, io e Simone dobbiamo ancora imparare molto: a comunicare in maniera più efficace, a trasmettere meglio le nostre emozioni. Ci sono ancora cose che mi danno fastidio, come il disordine lasciato in giro, la scarsa capacità di organizzare gli impegni e le scadenze, e mi daranno sempre fastidio, come il mio essere puntigliosa  e riservata darà sempre un po' fastidio a lui.
Spesso la stanchezza ci gioca brutti scherzi di nervosismo eccessivo, così i turni di lavoro opposti, le reperibilità di Simone, ma ce la possiamo fare.
Stiamo percorrendo la strada giusta, quella verso essere noi, ciascuno se stesso cercando di far fronte ai condizionamenti esterni che in molti casi ci vorrebbero diversi, e soprattutto noi, coppia con i suoi tempi e le sue priorità peculiari, cercando di non confrontarci in modo troppo critico con le coppie di amici che frequentiamo.
Ognuna ha i suoi tempi e le sue caratteristiche per conoscersi e crescere, questa è la nostra, da preservare e coltivare con cura, anche dove non è capita o condivisa.
Dobbiamo imparare a ricordarcelo ogni giorno e a lottare perché si realizzi così come la vogliamo.
 
La nostra

martedì 14 maggio 2013

Il verde


 Quella di oggi è una giornata frenetica, con turni di lavoro opposti tra me e Simone, e tanto da fare: è la fine dell'anno scolastico e bisogna finire di scrivere i programmi e le relazioni educative sulle classi, preparare i riassunti per gli esami che alcuni allievi avranno già la prossima settimana.
E poi tutto i corollario quotidiano, splendido: preparare la cena di stasera e il pranzo per domani, riassettare, ripassare gli appunti per l'università, fare la spesa al mercato...
Mi ritempro guardando per un attimo queste fotografie scattate sabato scorso in montagna, in un bosco ombroso e magico, attraversato da cascate. In questo periodo dell'anno il verde è brillante e maestoso, così i giochi di luce ed ombra che si fanno più netti e spettacolari con la diversa inclinazione dei raggi solari. Secondo la teoria steineriana il verde è il colore dell'equilibrio, perché connubio tra il colore blu corrispondente al Corpo Animico e il colore giallo corrispondente al Corpo dello Spirito.
Nel bosco regna il silenzio e la volta dei rami si fa casupola chiusa e luminosa a intrattenere l'umido della terra irrigata dai temporali, minuscoli fiori crescono ovunque e così felci, aglio orsino, ortiche.
Quando il bosco si apre, rivela l'azzurro penetrante del cielo e lo scroscio possente delle cascate che sono gonfie di acqua sciolta dalle vette, in spruzzi, nebbia e vapore acqueo che crea iridescenze multicolori.
Ancora una volta, ogni volta che ci torno, rimarrei nel bosco per ore e il solo alzare lo sguardo ai rami ora carichi di foglie verdi mi fa respirare più tranquillamente, rimette in fila ogni cosa, calma i battiti.
Mi auguro che queste semplici fotografie trasmettano un po' della calma e della frescura serena del bosco anche a voi, oggi.




 
 

domenica 12 maggio 2013

19/52



Questa settimana: noi in montagna al Pis del Pesio, Melira che gioca e si nasconde sotto il letto.

venerdì 10 maggio 2013

Sull'abbondanza



In questo periodo la vita é affollata e sovrabbondante: di persone belle, di progetti, di lavoro.
La mente riceve stimoli continui, perché i libri da studiare sono molti e tanti anche gli esami, sia per l'università che per i miei alunni. Ho una storia che mi ronza in testa e non avrò pace finchè non la scriverò, ma ho poco tempo a disposizione.
Ogni giorno ci sono grandi salti emotivi, preoccupazioni e allegria mescolati insieme, e pensieri su pensieri.
La famiglia che ci circonda é numerosa, così sono tante le persone a cui dedicare attenzione e cura.
Ci sono amici meravigliosi da incontrare, con cui parlare e confrontarsi.
Spesso questa abbondanza sembra così fitta da risultare sovrastante per i mezzi (tempo ed energia) di cui dispongo, e mi sembra di combinare poco, di essere circondata dal caos.
Allora arriva lo sconforto: troppi i libri da memorizzare, i turni strani di lavoro da armonizzare tra me e Simone, i programmi che devo finire di spiegare a scuola, le emails a cui devo rispondere.
Mi sembra non riuscire a far fronte a questa selva che cresce, di stimoli, di liste, come se mi trovassi in un turbinio infinito di pezzi da incastrare.
Oggi, mentre guidavo per andare a ritirare i libri per il prossimo esame di storia della lingua italiana, sotto un diluvio gigantesco e dopo aver interrogato di diritto tre alunni che non avevano studiato, ho pensato che in fondo l'abbondanza che mi circonda in questo periodo é un'abbondanza di bene, di cui sono ricca.
Tutte le attività che faccio, sono belle e le ho scelte io.
Non so cosa sia la noia, cosa voglia dire "dover far passare il tempo".
Ho amici che riempiono le mie giornate di sorrisi, di affetto.
Ho una famiglia che é rumorosa e caotica, ma nella quale posso sempre andare, e cugini e zie che sono una benedizione.
Oggi io e Simone festeggiamo 20 mesi di matrimonio, il lavoro a scuola é difficile ma aiuto le mie alunne ad organizzare cacce al tesoro per i loro fidanzati e mi diverto tantissimo.
Devo ricordarmi che la mia vita di ora é questa, posso fare poco per modificarne l'abbondanza e, almeno per un paio di mesi finchè non finiranno gli esami estivi, devo imparare ad accettarla e a conviverci, vedendola come quello che é, cioè un'abbondanza positiva e arricchente di storie, persone, connessioni emotive.Sarò circondata dal caos, ma é un caos bello e luminoso.
Bloom where you are planted.
Vi lascio questo video intenso e poetico, ricevuto oggi da un caro amico che é stato mio collega educatore all'estate ragazzi di due anni fa.
Buona visione, augurandoci pace e forza risolutiva nei mesi che seguono e che, so già, saranno ancora più abbondanti.