Quasi un anno fa, durante una lunga camminata nella neve con le ciastre, io e Simone siamo capitati in una minuscola borgata sperduta nei boschi in Valle Grana, giusto una manciata di case tra la neve e gli alberi, lontane da tutto.
Le case erano abbandonate e diroccate, gocciolanti, porte e finestre sfondate.
All'interno l'usura del tempo: foglie, rami, neve e terriccio, oltre ai rimasugli dei vecchi mobili: qualche tavola di legno, pezzi di sedie, pagliericci strappati e divelti...non restava più nulla di valore, tutto già trafugato o portato via. Tra le balle di fieno e i calcinacci abbiamo però intravisto qualcosa che ha molto valore per noi, tralasciato e calpestato dai ladri: libri, quaderni, documenti...li abbiamo raccolti e portati a valle, ce n'erano molti altri ma irrimediabilmente compromessi dalla muffa, abbiamo salvato quelli in migliori condizioni.
Un tesoro da un altro tempo.
Questi quaderni di scuola sono una miniera di informazioni preziose sulla vita di un tempo e un commovente lascito di vite bambine ora cresciute e finite chissà dove.
Mi emoziona molto avere tra le mani ricordi come questo, come con il piccolo album di fotografie degli anni Venti trovato a Praga in un negozietto.
Uno di questi quaderni apparteneva a Grenni Chantal, un quaderno di scienze, con disegni bellissimi di animali, annotazioni precise sul loro habitat e sulle loro abitudini, appunti da studiare in francese in una grafia minuta. Sono disegni ancora vivaci e nitidi nonostante il tempo.
Mi ha colpito molto trovare anche una pagina di erbario, con lo scotch completamente ingiallito e frammenti di fiori e foglie incollati.
Ho immaginato le mani che hanno raccolto le foglie per catalogarle, le hanno incollate...sono giunte fino ad ora, attraversando decenni.
I quaderni che mi sono piaciuti di più, che mi hanno toccato profondamente, sono però quelli di un'altra bambina, Golè Maddalena, che nel 1951 frequentava la seconda elementare.
Alcuni di questi quaderni sono completamente ingialliti e quasi sbriciolati, su altri si riesce ancora a leggere bene. Ciò che emerge è il racconto di un tempo che pare lontanissimo, innocente e puro, una realtà che ora non esiste più e che nello stesso tempo è vicina a noi per tempo e spazio.
Una realtà in cui "Oggi non sono andata a scuola perchè il mio babbo ha detto che nevicava e ce n'era caduta un [...] E non mi ha lasciato andare perchè mi bagnavo i piedi e ho guardato il mio fratellino che piangeva [...] Poi non piangeva più e io ho aiutato la mia mamma. Ho portato da bere alle mucche e alla capra e all'asino."

Questa capretta sembra essere l'argomento preferito della bambina, ogni volta in cui la maestra chiede di scrivere dei pensierini, questi sono sempre dedicati alla capra:
"La mia capra è bianca e mangia dell'erba e del fieno e ha i corni e rumina anche e beve.
Io nell'aprile la porto al pascolo e mangia volentieri l'erba. E quando viene a casa gli do ancora d'erba a mangiare. E poi gli do da bere e poi rumina e io gli do anche del pane e delle carote e delle mele. E mi vuole bene e mi viene dietro e tra qualche mese fa i capretti e ha le orecchie lunghe e ha anche i baffi. Sotto la gola sono lunghi e le gambe lunghe."
Niente male per una bambina di seconda elementare vero?
E che tenerezza per questa descrizione, per la capretta che le vuole bene, al confronto con ciò che potrebbe scrivere un bambino di seconda elementare di oggi, che una capretta non l'ha magari nemmeno mai vista! Sono racconti brevi, visti con sguardo bambino, di una vita dura, di montagna e inverno, ma che ricchezza di sensazioni, di esperienza, di vita concreta.
Nei pensierini di questa bimba, il gatto miagola, mangia il burro, il latte e i topi...
la mamma fa la calza, fa cena, stira, lava e cuce...
il babbo lavora, va all'acqua, e semina e porta letame e pianta delle patate...
il sole è caldo, fa sciogliere la neve. Il sole è bello, sta nel cielo. Il sole fa spuntare i fiorellini le viole le primule le margheritine le mammole...

I dettati in classe sono poetici, sanno di un'epoca antica, pulita e intima:
"come le pecorelle attorno al pastore stan raccolte le casette bianche accanto alla chiesa.
All'Ave Maria della sera la campanella chiama i fedeli"
oppure "Re invenro aveva regnato lunghi mesi sul nostro paese, vestito di un pesante mantello di ermellino, ornato di una corona di diamanti [...] E subito i campi si erano coperti di un alto strato di neve e gli alberi nudi si erano ornati di grosse [...]"
"é mezzodi. Anna apprecchia. Stende la tovaglia candida come un giglio [...] Toglie dalla madia un pane profumato e lo taglia in fette uguali. Ma manca qualcosa, in un bicchiere un mazzolino di verdi foglie."
O ancora "La storia del mio banco. Il mio banco era un albero grosso.Gli uccellini facevano il nido sui rami.Il contadino preso la sega lo tagliò, lo portò al paese, lo fece tagliare [...]"
Bellissimo ora, in un marzo di 64 anni dopo, leggere la descrizione di quel marzo e trovarvi la stessa emozione alla soglia della primavera:
"Marzo è il mese dei fiori. Spuntano le viole, le primule, le mammole, le margherite.
L'aria è profumata, il sole è tiepido riscalda la terra."
"Siamo nel mese di marzo, le giornate si sono già allungate, la neve scioglie le strade sono piene di acqua il sole incomincia a riscaldare e presto giungerà la primavera."
Oltre ai quaderni abbiamo trovato un libro di lettura, alcune lettere e cartoline.
Anche queste erano ricoperte di polvere e muffa, ma delicatamente pulite con un panno umido hanno rivelato disegni e frasi, che sanno di emigrazione. Il libro è in francese e la maggior parte delle lettere sono indirizzate alla mamma, alla zia o alla sorella rimaste a casa, da parte di giovani emigrati in Francia principalmente a lavorare come braccianti nelle vigne provenzali. Sono lettere semplici, in un italiano stentato, che raccontano di lunghe ore di lavoro ma anche della soddisfazione per la paga guadagnata.
Ecco uno dei motivi principali di quella borgata abbandonata, solo una fra tante delle nostre montagne, ma la storia è uguale in tutte: lo spopolamento, verso la vicina Francia dove ognuna delle nostre famiglie ha dei parenti emigrati o verso Torino, alla Fiat che di colpo desertificò la vita dei boschi e delle montagne con un esodo di massa.
Chissà chi é Golè Maddalena ora, chissà dove è finita lei, o suo fratello Pietro.
Chissà che fine ha fatto la piccola scuola con due finestre, sei banchi, una stufa e un tavolino...
Come futura maestra sono ancora più incuriosita da queste testimonianze della scuola di un tempo, che mi interrogano, così lontane da quanto studiamo ora all'università: una scuola molto più semplice, senza tanto studio di didattica, progettazione e indicazioni ministeriali, ma attenta alle stagioni, alla vita quotidiana dei bambini, alla poesia dei piccoli gesti.
Mi ricorderò di questi pensierini quando sarà il tempo di insegnare e spero con forza che anche i miei figli e i miei alunni possano ancora narrare con naturalezza di un gatto goloso, di animali domestici, di una tavola apparecchiata con cura, delle mammole che spuntano tra l'erba.
Le case erano abbandonate e diroccate, gocciolanti, porte e finestre sfondate.
All'interno l'usura del tempo: foglie, rami, neve e terriccio, oltre ai rimasugli dei vecchi mobili: qualche tavola di legno, pezzi di sedie, pagliericci strappati e divelti...non restava più nulla di valore, tutto già trafugato o portato via. Tra le balle di fieno e i calcinacci abbiamo però intravisto qualcosa che ha molto valore per noi, tralasciato e calpestato dai ladri: libri, quaderni, documenti...li abbiamo raccolti e portati a valle, ce n'erano molti altri ma irrimediabilmente compromessi dalla muffa, abbiamo salvato quelli in migliori condizioni.
Un tesoro da un altro tempo.
Questi quaderni di scuola sono una miniera di informazioni preziose sulla vita di un tempo e un commovente lascito di vite bambine ora cresciute e finite chissà dove.
Mi emoziona molto avere tra le mani ricordi come questo, come con il piccolo album di fotografie degli anni Venti trovato a Praga in un negozietto.
Uno di questi quaderni apparteneva a Grenni Chantal, un quaderno di scienze, con disegni bellissimi di animali, annotazioni precise sul loro habitat e sulle loro abitudini, appunti da studiare in francese in una grafia minuta. Sono disegni ancora vivaci e nitidi nonostante il tempo.
Mi ha colpito molto trovare anche una pagina di erbario, con lo scotch completamente ingiallito e frammenti di fiori e foglie incollati.
Ho immaginato le mani che hanno raccolto le foglie per catalogarle, le hanno incollate...sono giunte fino ad ora, attraversando decenni.
I quaderni che mi sono piaciuti di più, che mi hanno toccato profondamente, sono però quelli di un'altra bambina, Golè Maddalena, che nel 1951 frequentava la seconda elementare.
Alcuni di questi quaderni sono completamente ingialliti e quasi sbriciolati, su altri si riesce ancora a leggere bene. Ciò che emerge è il racconto di un tempo che pare lontanissimo, innocente e puro, una realtà che ora non esiste più e che nello stesso tempo è vicina a noi per tempo e spazio.
Una realtà in cui "Oggi non sono andata a scuola perchè il mio babbo ha detto che nevicava e ce n'era caduta un [...] E non mi ha lasciato andare perchè mi bagnavo i piedi e ho guardato il mio fratellino che piangeva [...] Poi non piangeva più e io ho aiutato la mia mamma. Ho portato da bere alle mucche e alla capra e all'asino."
Questa capretta sembra essere l'argomento preferito della bambina, ogni volta in cui la maestra chiede di scrivere dei pensierini, questi sono sempre dedicati alla capra:
"La mia capra è bianca e mangia dell'erba e del fieno e ha i corni e rumina anche e beve.
Io nell'aprile la porto al pascolo e mangia volentieri l'erba. E quando viene a casa gli do ancora d'erba a mangiare. E poi gli do da bere e poi rumina e io gli do anche del pane e delle carote e delle mele. E mi vuole bene e mi viene dietro e tra qualche mese fa i capretti e ha le orecchie lunghe e ha anche i baffi. Sotto la gola sono lunghi e le gambe lunghe."
Niente male per una bambina di seconda elementare vero?
E che tenerezza per questa descrizione, per la capretta che le vuole bene, al confronto con ciò che potrebbe scrivere un bambino di seconda elementare di oggi, che una capretta non l'ha magari nemmeno mai vista! Sono racconti brevi, visti con sguardo bambino, di una vita dura, di montagna e inverno, ma che ricchezza di sensazioni, di esperienza, di vita concreta.
Nei pensierini di questa bimba, il gatto miagola, mangia il burro, il latte e i topi...
la mamma fa la calza, fa cena, stira, lava e cuce...
il babbo lavora, va all'acqua, e semina e porta letame e pianta delle patate...
il sole è caldo, fa sciogliere la neve. Il sole è bello, sta nel cielo. Il sole fa spuntare i fiorellini le viole le primule le margheritine le mammole...
I dettati in classe sono poetici, sanno di un'epoca antica, pulita e intima:
"come le pecorelle attorno al pastore stan raccolte le casette bianche accanto alla chiesa.
All'Ave Maria della sera la campanella chiama i fedeli"
oppure "Re invenro aveva regnato lunghi mesi sul nostro paese, vestito di un pesante mantello di ermellino, ornato di una corona di diamanti [...] E subito i campi si erano coperti di un alto strato di neve e gli alberi nudi si erano ornati di grosse [...]"
"é mezzodi. Anna apprecchia. Stende la tovaglia candida come un giglio [...] Toglie dalla madia un pane profumato e lo taglia in fette uguali. Ma manca qualcosa, in un bicchiere un mazzolino di verdi foglie."
O ancora "La storia del mio banco. Il mio banco era un albero grosso.Gli uccellini facevano il nido sui rami.Il contadino preso la sega lo tagliò, lo portò al paese, lo fece tagliare [...]"
Bellissimo ora, in un marzo di 64 anni dopo, leggere la descrizione di quel marzo e trovarvi la stessa emozione alla soglia della primavera:
"Marzo è il mese dei fiori. Spuntano le viole, le primule, le mammole, le margherite.
L'aria è profumata, il sole è tiepido riscalda la terra."
"Siamo nel mese di marzo, le giornate si sono già allungate, la neve scioglie le strade sono piene di acqua il sole incomincia a riscaldare e presto giungerà la primavera."
Oltre ai quaderni abbiamo trovato un libro di lettura, alcune lettere e cartoline.
Anche queste erano ricoperte di polvere e muffa, ma delicatamente pulite con un panno umido hanno rivelato disegni e frasi, che sanno di emigrazione. Il libro è in francese e la maggior parte delle lettere sono indirizzate alla mamma, alla zia o alla sorella rimaste a casa, da parte di giovani emigrati in Francia principalmente a lavorare come braccianti nelle vigne provenzali. Sono lettere semplici, in un italiano stentato, che raccontano di lunghe ore di lavoro ma anche della soddisfazione per la paga guadagnata.
Ecco uno dei motivi principali di quella borgata abbandonata, solo una fra tante delle nostre montagne, ma la storia è uguale in tutte: lo spopolamento, verso la vicina Francia dove ognuna delle nostre famiglie ha dei parenti emigrati o verso Torino, alla Fiat che di colpo desertificò la vita dei boschi e delle montagne con un esodo di massa.
Chissà chi é Golè Maddalena ora, chissà dove è finita lei, o suo fratello Pietro.
Chissà che fine ha fatto la piccola scuola con due finestre, sei banchi, una stufa e un tavolino...
Come futura maestra sono ancora più incuriosita da queste testimonianze della scuola di un tempo, che mi interrogano, così lontane da quanto studiamo ora all'università: una scuola molto più semplice, senza tanto studio di didattica, progettazione e indicazioni ministeriali, ma attenta alle stagioni, alla vita quotidiana dei bambini, alla poesia dei piccoli gesti.
Mi ricorderò di questi pensierini quando sarà il tempo di insegnare e spero con forza che anche i miei figli e i miei alunni possano ancora narrare con naturalezza di un gatto goloso, di animali domestici, di una tavola apparecchiata con cura, delle mammole che spuntano tra l'erba.