Visualizzazione post con etichetta film. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta film. Mostra tutti i post

giovedì 1 ottobre 2015

Cosa ci rende umani?



 IL GRANDE GIARDINO
Siamo tutti pellegrini senza dimora
e siamo tutti fratelli e sorelle.
Nudi camminiamo coperti di cenci col nostro sacco,
ma cosa posseggono i principi a confronto con noi?
Si riversano su di noi per l'aria tesori
che non si misurano a peso d'oro.
Più ci facciamo vecchi,
più ci rendiamo conto che siamo fratelli e sorelle.
Col resto del creato non abbiamo null'altro da spartire
che fargli dono della nostra anima.
Se avessi un grande giradino
li inviterei tutti, fratelli e sorelle.
Ciascuno porterebbe con sé un grosso tesoro.
Poiché non abbiamo una patria potremmo diventare un popolo.
Costruiremmo un'inferriata intorno al nostro giardino
in modo che alcun suono mondano ci giunga.
Dal nostro tacito giardino
daremmo nuova vita al mondo. EDITH SODERGRAN


Ho iniziato per caso, guardando questo video in cui Francine racconta la sua storia, una delle storie più belle, forti e commoventi che io abbia mai incontrato, di quando da bambina fu deportata a Bergen Belsen, una storia di condivisione e speranza, magnifica. Poi spinta dalla curiosità sono andata a cercare il sito ufficiale del film e del progetto Human, un vasto documentario realizzato dal regista Yann Arthus-Bertrand, che raccoglie centinaia di brevi interviste e testimonianze da persone di tutto il mondo, persone completamente diverse tra loro, su temi comuni come il lavoro, l'amore, la famiglia, la guerra. Il regista cerca di scoprire "cosa ci rende umani", cosa ci rende simili. Le storie raccolte sono un panorama di tutto l'umano: storie terribili di violenza e dolore, storie di riscatto, di grande gioia e saggezza. Sono storie raccontate senza censura, che non portano in evidenza alcun tema autoconclusivo, nè sono politicamente corrette: alcuni intervistati ci possono apparire violenti, insensibili, lontani. Altri ci commuovono, ci emozionano. Io ho provato tutte queste contrastanti sensazioni guardando il film e questo è uno dei maggiori pregi del documentario: le storie sono presentate così come sono, nella loro spiazzante onestà.  
"HUMAN ci mette faccia a faccia con l'Altro, facendoci riflettere sulla nostra vita. Dai racconti di esperienze quotidiane al racconto delle vite più incredibili, questi incontri struggenti condividono una sincerità rara e sottolineano chi siamo: il nostro lato oscuro, ma anche ciò che di più nobile esiste in noi, e ciò che è universale [...] HUMAN è un lavoro politicamente impegnato che ci permette di abbracciare la condizione umana e riflettere sul senso della nostra esistenza."


Questo documentario mi ha colpita, affascinata, indignata. Ci mette veramente di fronte tutto l'umano, nel bene e nel male più grandi ed ecco allora la risposta al quesito di partenza del regista, "che cosa ci rende umani?": forse semplicemente il fatto che abbiamo gli stessi sogni e condividiamo le stesse debolezze e paure, che commettiamo gli stessi errori, non importa a che latitudine viviamo, da dove veniamo. A renderci umani è proprio la nostra condizione di partenza, di concittadini su questo pianeta.  
"It is too late to be a pessimist. Taking action builds happiness!" 
Indipendentemente dalla nostra condizione o situazione, ognuno di noi può svolgere un ruolo attivo e contribuire ad una società più equa e armoniosa. Sia che siamo maschi, femmine, giovani, vecchi, sposati, divorziati, single, orfani, poveri, ricchi, disabili, le nostre opportunità per agire sono infinite. Che sia tramite il lavoro o attraverso azioni semplici associative, ci sono molti gesti semplici da fare e storie da vivere per aiutarci a realizzare noi stessi e a costruire l'umanità di domani. Yann Arthus-Bertrand




Trovate il tempo per guardare il documentario Human, ne vale proprio la pena e molte sono le riflessioni a cui porterà la visione. Il film è disponibile sul canale YouTube dedicato, in tre diversi episodi e in molte delle singole storie e interviste, come questa o questa. Le fotografie di questo articolo sono invece del matrimonio di una cara amica doula, al quale siamo state io e Maddalena qualche settimana fa: un giorno splendido dedicato all'amore, alla famiglia, alla sorellanza, un giorno in cui abbiamo creato comunità, tutti insieme, ognuno agendo per il suo piccolo pezzo. Le ho messe qui per ricordarmi che è sempre possibile agire in questo modo, con apertura e gentilezza. Il film ci mostra tutto dell'umano, il terribile e il magnifico, io voglio ricordarmi con queste fotografie come è arricchente quando cerco e mostro la versione migliore di me, quando entro in contatto con chi mi è vicino, lasciando andare ogni difesa. Quando vado avanti con coraggio e sorridendo incontro chi cammina sulla stessa strada.

martedì 28 maggio 2013

Avventure selvagge, montagna e isole canadesi


Tra i blog che seguo, mi piace moltissimo quello di Emma Bradshaw, sempre ricco di idee per giornate e avventure all'aria aperta, pic-nic, escursioni nei boschi.Cerco di passare più tempo possibile all'aperto, ma gli orari strani che faccio al lavoro e il nostro vivere in città lo rendono un po' più difficoltoso rispetto agli scorsi anni.Le idee di Emma mi riportano sempre radicalmente all'amore per la natura, per gli alberi, per il contatto con gli animali.Ad esempio in uno dei suoi ultimi post ha descritto 25 avventure selvagge che intende realizzare con i suoi tre figli in questa prossima estate.
Io lo trovo molto originale e interessante.Mi piacerebbe realizzare alcuni questi mini-progetti, come dormire all'aria aperta, andare in canoa, provare a cuocere il damper bread (anche se é estremamente raro che accendiamo dei fuochi in montagna), preparare la hedgerow jam con mele, more e bacche di sambuco.
Domenica abbiamo organizzato io e Simone un piccolo pic-nic/escursione in un posto che amo molto, una vecchia casa di montagna abbandonata ai piedi della Bisalta, a cui si arriva con mezz'oretta di facile camminata in un bosco di castagni, faggi e betulle affollato di mirtilli nel sottobosco.
Una volta arrivati alla radura, é stato bello toglierci le scarpe, camminare a lungo nell'erba e ritrovare un contatto con la terra, esplorare il terreno "rumato" (smosso) dai cinghiali e le loro impronte.Attorno a noi la montagna era maestosa, così verde per tutta la pioggia caduta negli ultimi mesi da fare quasi male agli occhi.
Stamattina invece, prima di andare in università, ho acceso per qualche minuto la televisione e ho trovato per caso (ma il caso non esiste, e le mie giornate sono ricche di coincidenze stupende come questa!) una trasmissione su Rai5, un documentario girato nelle Isole Haida Gwaii.La popolazione di quest'isola ha un rapporto strettissimo sia con il mare che con le foreste, che era stato logorato dalla dominazione coloniale.Ora il popolo Haida sta riallacciando il legame con gli alberi, con gli spiriti del mare, sta ricominciando ad intagliare i totem e le canoe tipiche, a parlare la sua lingua.Alcune scene del documentario sono state girate in una rigogliosa foresta, che é tutelata come "foresta culturalmete modificata" vista la presenza amorevole dell'uomo che ne usa i cedri sopratutto per costruire le canoe, ma con rispetto, attenzione, riverenza.La visione di questo documentario é stata una benedizione, mi ha trasmesso un grande sentimento di armonia, ve lo consiglio di cuore.Ha illuminato la mia giornata!
Buona continuazione di settimana ad oguno di noi, cercando di passare almeno qualche minuto delle nostre giornate all'aria aperta, nel verde.


giovedì 9 febbraio 2012

Il mio libro:Quando é inverno






Tra tutte le stagioni, l'inverno é spesso la stagione meno amata, quella associata al freddo, al buio, alle giornate più corte.




Una stagione poco considerata, relegata in un angolo tra la primavera e l'autunno.




Mi piacciono tutte le stagioni, ognuna ha le sue particolarità che si possono trovare e vivere solo lì, in quei mesi, ed ogni stagione ha piccoli tesori nascosti.




Ho pubblicato un libro fotografico sull'inverno e sui suoi piaceri:camminate nella neve, merende, il camino scoppiettante e il profumo di cannella che sale dal forno acceso.




Ci ho aggiunto tre ricette e le indicazioni per preparare una crema per le mani.




Ed ecco il mio libro:Quando é inverno.




Lo potete guardare, e se vi va scegliere e comprare, qui su Blurb.








Per festeggiare la pubblicazione del libro ed il mio compleanno, ho pensato di regalare queste tre fotografie mie stampate su carta acquerello, che fanno parte del libro sull'inverno.
Per partecipare a questo give away é necessario:
lasciare un commento qui sotto in cui raccontate una cosa che vi piace dell'inverno,
e pubblicare sul vostro blog (se ne avete uno) il link a questo mio post, se vi va di fare un po' di passaparola al mio libro Quando é inverno.
Avete tempo fino al 17 febbraio per lasciare i commenti ed i link qui sotto a questo post.
Estrarrò poi a sorte il vincitore a cui invierò le tre fotografie.
Grazie per il vostro sostegno e per la vostra presenza su questo blog!

lunedì 16 gennaio 2012

Gli emotivi (anonimi o no)

Ieri sera ho visto il film Emotivi Anonimi al cinema, con mia mamma, solo noi due.
Un film carino, divertente, ironico in modo intelligente, raffinato.
Proprio dopo aver passato un weekend molto emotivo.
Mettere insieme due persone, che fanno lavori molto pesanti emotivamente, come questo e questo, rende a volte ancora più sensibili del solito.
Magari stanchi, nervosi, abituati ad agire sempre in agency nei confronti di qualcun altro:i suoi pazienti, i miei alunni, le nostre famiglie di origine, i nostri amici.
La cura?Non so, non ho ancora trovato una cura totalmente efficace per saper gestire meglio la mia emotività, la nostra, la sua.
Però ieri siamo andati a fare un giro al fiume, di pomeriggio tardi, la pista ciclabile era affollata ma il greto del fiume no, così ci siamo persi tra le rocce a fotografare.

Ho raccolto sassi, legnetti.Ho ammirato i colori pallidi del sole.


Poi mi sono seduta su una pietra in mezzo all'acqua, ho aperto un pacchetto di M&M e mi sono messa a fotografare, inventare e mangiare.

In silenzio.

Tranne il rumore della poca acqua che sciabordava ai miei piedi.






Mi sono divertita.Sono tornata a casa più leggera.





Ma certo ci vuole equilibrio maggiore, per questo ora queste tre pietre e un legnetto del fiume Gesso sono impilati sul mio comodino, per ricordarmi che é un tentativo giornaliero.

E oggi é lunedì, si riparte da zero, in tutti i sensi.

Ho fatto la spesa al mercato, stamattina, con -5 gradi e tutto bianco attorno per la galaverna.

Mia mamma mi ha preparato al volo un vasetto di acciughe fresche sott'olio.

Ieri ho cotto il pane no knead con semi di sesamo e papavero.

Stamattina ho parlato con i miei bambini a scuola e mi si é come sempre allargato il cuore di gioia.

E ora, come direbbero in Israele, kadima:andiamo avanti, con testa e nervi più saldi, con determinazione ( e sempre mantenendo vivi i sogni, in testa e nel cuore).

mercoledì 28 dicembre 2011

Più natura, più corpo

Il Natale é passato bene, tranquillo dopo tanti preparativi e giorni di corsa, non ho finito tutto quello che volevo (sopratutto spedire gli auguri agli amici lontani e mandare alcune emails di auguri e alcuni pacchetti ad altri amici), ma é andato bene, ed ora mi godo più di due settimane di vacanza, le scuole sono chiuse e anche noi educatori siamo a casa.
Tutt'a un tratto é strano avere un'enorme quantità di tempo libero da riempire, non avere molto da fare.
Sempre troppo abituata a correre, trovo strano fermarmi.
Tra i regali di Natale, il film Babies, che avevo ordinato e che é arrivato giusto in tempo.
L'abbiamo guardato il 26 sera dopo una lunga camminata in montagna, al Garelli, dove tutto il sentiero era completamente congelato e dovevamo faticare per non cadere e scivolare sul ghiaccio puro, é stata dura, ed anche un po' pericoloso a dirla tutta, ma é stato bello passare Santo Stefano solo noi due in montagna.


Di Babies mi colpiscono molte cose, non so se scelte coscienti dell'autore o riferimenti che scovo a forza di lavorare con i bambini ed essendo abituata a scrutare ogni loro atteggiamento e movimento.

Il film documentario racconta in filmati senza parole la nascita ed il primo anno di vita di quattro bambini, in Namibia, a Tokio, a San Francisco, in Mongolia.

I filmati sono intrecciati tra loro così che dopo pochi minuti di fotogramma si passa ad un altro bambino e così via, quindi molte scene sono "parallele" ma girate nei diversi posti (es. tutti e quattro i bambini imparano a camminare, i bambini vengono lavati etc..).

Innanzitutto quello che colpisce é la vita dei due bambini in Mongolia e Namibia: sono quasi sempre nudi, vivono con semplicità tra gli animali, sempre in compagnia di adulti affaccendati nei loro lavori (mungere le mucche, o macellarle etc..) o in compagnia di fratelli/sorelle maggiori, pur senza essere accuditi in modo ossessivo.

Questi due bambini sono i più svegli, quelli che imparano prima a gattonare e camminare, poi a parlare, e a muoversi completamente a loro agio nel loro ambiente naturale, sempre o quasi all'aperto.

Qui non so appunto se sia una scelta ben precisa del regista, ma al confronto i due bambini di Tokio e San Francisco sembrano molto più "indietro", molto più nervosi e capricciosi e molto più lenti nel camminare e crescere, molto più intimiditi.

Invece vedere gli altri due bambini sempre all'aperto, sporchi ma vivacissimi, furbi, vispi, era una gioia per gli occhi.

E li guardavo ammirata, rapita, ricordandomi di quando ero piccola e delle infinite ore passate a giocare fuori, nella terra, sull'erba, nell'acqua, insieme a mio fratello e ai miei cugini, ero un maschiaccio ed eravamo una banda sempre arrampicata su qualche albero o a giocare al fiume o esplorare un bosco, sempre arruffati e caotici, a giocare nel fieno o nella stalla.

Ho pensato che se avrò dei figli, vorrei che avessero un'infanzia così, all'aperto per ore, con gli animali, con un grande contatto con la natura.

E poi ho pensato, soprattutto, che desidero lo stesso per me ora, anzi ne ho bisogno:più ore all'aperto, più sporcarmi di terra, più toccare, lavorare fuori, usare tutti i miei sensi nella natura.

Ne ho bisogno, di ritrovare quel contatto profondo e concreto con la natura, che avevo da piccola.

Ho bisogno anche, ed é un discorso molto collegato, di riappropriarmi di più del mio corpo:più camminate e meno ore ferma, più sport, più nuoto, ma anche più apertura a tutte le sensazioni fisiche e ai 5 sensi visti nella loro globalità, soprattutto il tatto: manipolare, impastare, sporcarsi (letteralmente) le mani per imparare ad usarle meglio e conoscere tramite esse.

Voglio imparare ad usare meglio il mio corpo, vivificarlo, viverlo.

Due propositi per l'anno nuovo:più natura, più corpo.

I bambini di Babies mi hanno fatto vedere come.

mercoledì 6 ottobre 2010

14 kilometri

I chilometri sono quelli che separano il Marocco dalla Spagna:
l'ultima tappa del viaggio odissea narrato nel film che abbiamo visto ieri sera.
Il film racconta infatti di tre giovani africani:
una ragazza di nome Violette, maliana, e due fratelli nigeriani, che decidono di tentare la sorte e di andarsene dall'Africa verso l'Europa.
Violette fugge da un matrimonio combinato con un uomo vecchio che ha abusato di lei da bambina, Buba invece é un buon giocatore di calcio e vorrebbe trovare posto in una squadra, convinto a partire dal fratello.
Il viaggio diventa però una storia di soprusi, la ragazza viene derubata e si ferma dapprima in un bordello, poi affronta un itinerario estenuante su un camion stracarico attraverso il Sahara, dove incontra i due fratelli.
Tutti e tre scendono dal camion per avviarsi a piedi ma sbagliano strada e si ritrovano a vagare nel deserto senz'acqua.
Il fratello di Buba muore e gli altri due vengono soccorsi da una tribù di beduini.
Lui e Violette comprano poi dei falsi passaporti in Mali, ma la ragazza viene arrestata dalle guardie di frontiera maliane all'ingresso in Algeria, finendo di nuovo a dover lavorare come prostituta.
Buba viene inseguito dalle guardie di frontiera algerine e marocchine, ogni volta rispedito indietro e costretto in una terra di nessuno.
Una continua catena di ingiustizie, truffe, violenze, di cui tutti sappiamo, dei rimpatri forzati, delle guardie di frontiera, dei viaggi dei "disperati" via mare, della marina che ostacola il loro approdo,ma vedere tutto questo narrato visivamente in un film colpisce molto di più di un semplice racconto di cronaca che anzi ci ha stufato e ci rende purtroppo indifferenti.
E non ho potuto fare a meno di pensare agli immigati africani che conosco, e che in un certo senso posso considerare amici:
le ragazze a cui mia mamma ha insegnato l'italiano, i bambini che ho seguito e seguo al doposcuola, o altre facce sconosciute che incontro ogni giorno nel mio paesino.
Tutto questo perché la loro storia del prima non la conosco:
non ce ne hanno mai parlato e noi non abbiamo mai chiesto, o se ci hanno raccontato é stato in un italiano frammentato misto ad un cattivo francese, di cui si capivano poco i nessi logici e le scansioni temporali.
Dietro ad ognuno di loro c'é una storia.
Posso immaginare come fosse il loro prima:l'ho visto in Ghana,anche se per un breve tempo, so da cosa possono scappare, dalla realtà di queste foto fatte nell'estate 2008.
E so cosa può essere l'adesso:lavori umili, disagio, mancanza di casa, un'integrazione che per quanto buona non é mai completa.
Quello che mi manca é il mentre, il mezzo, il viaggio con cui sono arrivati qui.
Questo film restituisce una forma alla parte centrale della storia:
al come siano arrivati qui.
Per questo lo consiglio, a chiunque sia in contatto con il prima e con il dopo:
a chi é appassionato di Africa e c'é stato, a chi qui si trova a dover lavorare a scuola, al centro migranti, in ospedale o in fabbrica con cittadini africani.
Io sono in entrambe le categorie, e credo proprio per questo che non possiamo ignorare la parte in mezzo, quella in cui purtroppo anche i nostri governi svolgono una (cattiva) parte:
14 kilometri possono essere pochi, ma possono essere anche lo spartiacque tra un prima e un dopo.

giovedì 16 settembre 2010

Orient love

In questi gionri, oltre ad altri lavori di cui vi racconterò presto, sto cercando di finire di scrivere una raccolta di racconti che ho lì a metà da un pezzo, ma su cui non avevo più lavorato.
Sto cercando di mettere in ordine i racconti già scritti e di dar loro un ordine più preciso:
ad esempio mi sono accorta che per l'idea finale del libro (!) che ho in testa, molti racconti che avevo già scritto non andavano bene, perché li avevo scritti di getto senza tenere conto della scansione temporare precisa che vorrei ci fosse.
Ho quindi dovuto "eliminarli" e ho stilato una piccola lista di idee per nuovi racconti da scrivere.
Tra questi, uno che sto ambientando in Giappone, la storia di una bambina di circa 8/9 anni, una bambina piuttosto buffa ed originale.
Per cercare un po' di materiale sono andata a farmi un giretto in internet:
cosa potrebbe mangiare a colazione quella bambina un po' stramba?
Mi sono ricordata del blog di Ladybug-zen, che ora vive in Australia, ma ha marito e bimbi giapponesi.I suoi bimbi a colazione amano mangiare spinaci e fragole..,proprio il cibo ideale anche per il mio personaggio bambina!
Scrivere questo racconto (anche se a rilento) sta diventando una piacevole avventura, tenendo conto che non scrivevo da mesi, sta venendo fuori bene e senza difficoltà, anzi trovo che le parole sgorgano facilmente e che anche la trama si sta srotolando bene.
Il blog di Ladybug mi piace molto, fa delle foto particolari, molte in bianco e nero, o con solo un piccolissimo particolare messo a fuoco, e anche le sue riflessioni sullo yoga (lei ne é maestra), i racconti dei giochi all'aperto con i suoi figli, sono affascinanti.
In realtà questa piccola ispirazione orientale mi viene anche dall'aver visto ed amato terribilmente questo film, che é piaciuto moltissimo sia a me che a Simone:
la storia di un giovane violoncellista che licenziato dall'orchestra, diventa tanatoesteta come nuovo lavoro.
Si dedica cioè a preparare le salme dei defunti, a rivestirli e acconciarli per i parenti:
il film non é per niente macabro o tragico, anzi molto poetico, delicato, così come il lavoro che il protagonista svolge con passione e dolcezza.
Spero di vedere presto anche Mangiare Bere Uomo Donna, che ha suggerito MammaC e che non conoscevo, ma vedendo le scene iniziali su youtube ne sono già rimasta catturata!
Per un tocco di abbigliamento un po' estroso come quello della moglie del tanatoesteta nel film, un bel giretto sul catalogo di Toast:non sono bellissimi i nuovi articoli?
Buon weekend, cerchiamo spazio per qualcosa di creativo:scrivere due righe, cucinare un piatto nuovo, scattare una foto ai primi colori autunnali,ascoltare una canzone...
un abbraccio

martedì 4 maggio 2010

Un weekend

Anche questo weekend ha portato molto di bene, ne sono contenta, ultimamente sto passando dei fine settimana molto belli ed arricchenti, anche questo ha portato molto più di quanto avessi sperato.Venerdì sera io e Simo siamo usciti con la mia amica S. ed il suo fidanzato, io e lei ci eravmo conosciute in Brasile dove avevamo condiviso l'esperienza in favela nella stessa casa.Sabato mattina invece ho fatto una lunga passeggiata in campagna, da sola, un momento di pace prezioso.Al pomeriggio ho poi deciso di andare a vedere un incontro con dei monaci tibetani di tradizione Gelug-Pa,che nei giorni precedenti avevano costruito un mandala.
Dopo alcune meditazioni e canti, i monaci hanno distrutto il mandala,spazzando via la sabbia di cui era composto,per ricordare la caducità delle cose.La sabbia mischiata é stata poi distibuita a cucchiaini a chiunque la desiderasse, c'erano molte persone e molti bambini nella stanza, scambiarsi la sabbia nei piccoli sacchetti é stato bello, un gesto di condivisione.

Dopo di chè i monaci in corteo sono andati fino al fiume Grana,la gente li seguiva in corteo con ei bastoncini di incenso accesi.Dopo altri mantra pronunciati ad alta voce,il monaco più giovane ha gettato la sabbia rimasta del mandala nel fiume,per celebrare la fine ma anche la rinascita della vita.
Sarà solo suggestione, ma dopo questo rito e questo pomeriggio trascorso con loro, ero veramente in pace, nella stanza del mandala c'era una grande serenità,luci soffuse,incenso,i davanzali erano stati arredati con cura con piccole immagini,statuette buddhiste,candele,fiori.
Le bandierine di preghiera sventolavano nel cortile in mezzo alle vecchie case del centro storico piemontese, un bel connubio di storie e colori diversi,tanta gente magari capitata lì un po' per caso come me.
Non ho potuto non portarmi a casa un piccolo segno di questo pomeriggio,un bracciale buddhista.Mi piace tanto questa foto di me con il mio solito abbigliamento a strati (sandali+calze+jeans+vestito di lino) eh eh :-)
Di sera, un pic nic con Simone in mezzo agli alberi,il sole tramontava pian piano e creava questi scorci di luce che ho cercato di catturare,sembrava un bosco fatato, nel cuore della città.Dopo cena, un film divertente e originale sul tema della Shoa, Simon Konianski, che abbiamo visto nel nostro cinema preferito.Un viaggio in macchina attraverso l'europa, per il protagonista l'opportunità di riscoprire le sue radici ebraiche, con gag di puro umorismo yiddish.Avevo visto la recensione su una rivista ma non pensavo che l'avrebbero proiettato qui, perché é un film "piccolo", appena ho visto che era in programmazione ci siamo andati. Invece domenica io e Simo siamo stati insieme tutto il giorno:prima un pranzo con i suoi parenti tornati da Shanghai dove lavorano, poi abbiamo lavorato un po' su delle foto che volevamo modificare, un sonnellino e poi..via ad esplorare con Obelix un posto nuovo!
Un parco vicino Cuneo, dall'atmosfera bellissima,pieno di bambini, di cani, di bancarelle e mercatini.L'aria era fresca, alberi e prati verdi, noi due in giro con Obelix a fare foto, un pomeriggio bellissimo e ricco di armonia.
In questo stand di farine biologiche abbiamo comprato cereali e lievito...

Adoro poter metter i sandali!!
Tra le varie bancarelle, erano in vendita formaggi, marmellate biologiche, piantine, conchiglie e gusci di lumaca come questi..
Anche se é in Cuneo non ero mai stata prima in questa villa nè nel suo parco, é stata una bella scoperta e ci siamo divertiti a fare foto, chiacchierare, parlare con i vari venditori.
Cosa mi ha insegnato questo weekend?
Che devo sapermi aspettare sempre il meglio...e soprattutto che nonostante temporanee difficoltà,io e Simo ci riprendiamo sempre e siamo più forti e più uniti che mai.Cadiamo tante volte,ma siamo sempre insieme a rialzarci ogni volta, senza mollare.
E voi cosa avete imparato questo weekend?