domenica 27 maggio 2012

Storie di rami #12

[Pesco]
[Melo]
I rami di melo e di pesco stanno crescendo, si fanno via via più robusti e così crescono anche le foglie, tante, ed i frutti.
Tutt'attorno gli alberi di sambuco e di acacia sono in fiore e l'aria é ricca del loro profumo dolce e persistente.
Sui fiori di sambuco di nascondono anche dei piccoli ragni bianchissimi, dello stesso colore dei fiori.
Si mimetizzano bene, quasi non si vedono finchè non spunta un paio di zampine da sotto una corolla.
[Sambuco]
[Sambuco]
[Sambuco]
Sul sambuco, anche altri abitanti con i loro piccoli:

Sono andata a raccogliere dei fiori di sambuco e di acacia per farne delle frittelle.
Bisogna cercare dei fiori già sbocciati ma non appassiti, belli puliti in luoghi dove non passino automobili o dove ci sia tanta polvere.
L'acacia ha foglie tondeggianti e leggere, ma spine acuminte che causano ferite molto dolorose.
Qui si chiama gaslia.
[Acacia]
[Acacia]
[Acacia]
I suoi fiori sono bianchi e rosa e sembrano quasi orchidee.
 [Acacia]
 [Acacia]
Si possono cucinare con questi fiori i friciulin:
si fa una pastella con 100 gr di zucchero, 2 uova, 250 gr di latte, la buccia di un limone e quanta farina basta per renderla piuttosto densa ( la ricetta dice 50 gr ma ne ho dovuti aggiungere ancora un po').
Si riscalda dell'olio, si tuffano i fiori (puliti ma senza lavarli, bisogna raccoglierli proprio freschi e in posti puri) nella pastella e si friggono per pochi minuti.
Si servono caldi spennellati di miele di bosco (castagno, millefiori o melata).


* La ricetta dei friciulin di sambuco e di acacia veine dal libro "Supa Barbetta e altre storie...la cucina delle valli valdesi"

Buon inizio settimana a tutti!

giovedì 24 maggio 2012

Transumanza di pace

Questa primavera é stata organizzata a Cuneo una mostra fotografica ed alcune conferenze sui Balcani, con la partecipazione molto forte e commovente di una delle donne sopravvissute a Srebreniza.
Nella mostra fotografica, scenari dalle guerre balcaniche dei primi anni '90, che ricordo bene anche se ero piccola.
Tra le fotografie esposte alla mostra, mi aveva colpito l'ultima per l'atmosfera serena e pacifica, ben diversa dalle altre immagini: era la fotografia di due donne con una mucca, di fronte ad un grande mucchio di fieno, un paesaggio collinare e brumoso alle loro spalle.
La didascalia la descriveva come una foto del progetto Transumanza di pace, che mi ha incuriosito, e sono andata a cercare.
Ho trovato le informazioni su questo progetto, finanziato e sostenuto dalla Provincia Autonoma di Trento per mettere in elazione due comunità profondamente agricole: quella della Val Rendena e quella di Srebrenica, precisamente sull'altipiano di Suceska a 10 km dalla città.
"A Sućeska oggi vivono i sopravvissuti di una comunità di agricoltori prevalentemente musulmani che sono stati decimati dalla guerra (in quell’area la pulizia etnica ha eliminato circa l’85% della popolazione maschile). Dal 2000 le persone sono via via ritornate a vivere in quella zona, spesso i capifamiglia sono donne vedove, anziani o ragazzi molto giovani che praticano un'agricoltura di autoconsumo e sognano di andare a vivere altrove.[...]La guerra, con la distruzione totale di tutte le case e le stalle pre-esistenti, oltre alla morte e alla scomparsa di gran parte della popolazione, ha causato l’abbandono di vaste superfici coltivate causando il degrado di prati e pascoli. La cosa che più salta all’occhio quando si sale in Altopiano a Sućeska è un tipo di felce infestante e tenace, che si è mangiata la terra da coltivare e quella sulla quale un tempo pascolavano gli animali.
Chi è tornato spesso alloggia in case non ancora finite, dispone di piccole stalle con gravi carenze igienico-sanitarie. Pochi sono gli animali, e scarsissime le attrezzature per i lavori di campagna.
Ma abbiamo trovato tanta buona volontà, persone generose che nella difficoltà e nella dignitosa miseria hanno voglia di ricominciare."
Con questo progetto di Alessandra Bignarelli e Gianni Rigoni Stern sono allora partite 48 manze e manzette verso Sucéska e lì sono stati avviati dei corsi per insegnare come allevare, come coltivare.
[Io Gianni non lo conosco, ma anni fa ho incontrato suo padre (il grande scrittore Mario Rigoni Stern) ad Asiago, che ci ha autografato il suo "Le stagioni di Giacomo", libro che poi mi sono letta tutto in un fiato in macchina da Asiago a Cuneo]
Che bella questa storia!
Ho studiato relazioni internazionali e mi appassiona ogni progetto transfrontaliero di cooperazione, soprattutto i progetti piccoli, semplici, perché sono quelli di sicuro successo, soprattutto se mettono in relazione persone, comunità locali.
I miei nonni allevano delle mucche, ora poche (queste delle fotografie), ma sono abituata alla loro imponente ed insieme mansueta presenza.
Per chi, come me, viene da una famiglia di contadini, il contatto con le mucche é qualcosa di usuale: mi emoziona allora che questo progetto tocchi qualcosa che conosco, provenga da un ambiente simile al mio.
Soprattutto mi piace il gesto dello scambio, di queste mucche amate e allevate in Trentino che ora saranno amatae e utili a qualcun altro, in maniera attiva e concreta.
Insomma oggetto dello scambio non sono mattoni, infrastrutture, macchinari: sono mucche, vive e vivaci, sono animali che si possono toccare, che muggiscono e che corrono.
C'é anche un road movie che racconta quest'impresa contadina, il trailer si può vedere qui.
Mi piacerebbe farlo vedere a mio nonno Lorenzo, che ogni giorno cura le sue vacche, a 81 anni,
porta loro il mangiare nella stalla, si commuove quando nasce un vitellino.
Ci sono storie belle in Italia, tante, bisogna solo raccontarle.

domenica 20 maggio 2012

Storie di rami #11



[Pesco]
[Melo]
I rami di melo e di pesco stanno bene, anche se il clima qui é decisamente più autunnale che estivo e continua a piovere.
Quando c'é il sole le foglie sono verdi e brillanti e i frutti appaiono accresciuti, già più rotondi, ormai quasi grandi come noci.
I piccoli frutti sono anche loro in arrivo, anzi già si raccolgono le prime fragole, utili per provare ricette come questa, adoro le fragole e questa torta é una dei dolci più buoni che io abbia mai mangiato.
Non vedo l'ora ce ne siano molte di più e magari di fare anche un po' di marmellata.
[Fragola]
[Fragola]
I lamponi sono un po' più indietro invece, stanno perdendo appena ora i fiori.
Mi ha divertito in questa foto sottostante vedere il piccolo insetto a destra, che non avevo notato scattando la foto, spesso mi succede di trovare poi insettini nascosti sotto le foglie che non avevo visto fotografando.
[Lampone]
[Lampone]
Questi qui sotto invece sono i boccioli di lamponi giapponesi, una varietà di lamponi molto gustosi, ma piccolissimi e molto appiccicosi, ci vuole molta pazienza per raccoglierli.
[Lamponi giapponesi]
I mirtilli sono nello stadi intermedio tra frutto e fiore: su alcune piantine sono già tutti frutti ancora verdi ma già grandi.
[Mirtillo]
Su altri rami si vede come il mirtillo (come nel caso delle mele e di altra frutta), creasca sotto la base del fiore, una volta che questao ha perso i petali bianchi.Non avevo mai osservato così da vicino i mirtilli in tutta la mia vita eppure li coltiviamo e li mangio da neonata!
Qui sotto si vede un fiore superstite e attorno i mini mirtilli che si sviluppano.
[Mirtillo]
Anche qui sotto un fiore supersite, alcuni mirtilli già formati con ancora in evidenza il pistillo del fiore precedente.
[Mirtillo]
 Ho trovato vicino al nostro campo anche un albero di gelso, una volta qui ce n'erano molti che servivano per allevare i bachi da seta che si nutrono delle foglie fresche di quest'albero, ora invece se ne trovano pochi.
[Gelso]
Sperando nel ritorno del sole e del caldo
vi auguro un buon inizio di settimana!

sabato 19 maggio 2012

Parlano di noi gli oggetti sparsi sui tavoli

Stiamo vivendo le ultime settimane in questa casa che ci ha accolti dopo il nostro matrimonio: tra pochi giorni ci trasferiremo in un altro alloggio, che stiamo mettendo a posto, in centro città.
Sarà un nuovo cambiamento nelle nostre vite e nelle nostre abitudini, ma poi ci fermeremo lì qualche anno (questo é il progetto).
Mi dispiacerà lasciare questa casa di ora, piccola, luminosa,  a pochi passi dalla casa dei miei nonni.
Era già arredata e ammobiliata, ma nei mesi l'abbiamo invasa piacevolmente con tutte le nostre carabattole, e sono sorti qui a là angolini che dicono tanto di noi.
C'é la mia collezione di libri illustrati per bambini, ci sono gli animaletti di rafia costruiti in Madagascar.
Uno degli aspetti più belli di questa casa é al cucina bianca, che sebbene sia poco funzionale, é luminosissima e con una grande finestra da cui si vedono le montagne: é bello aprire le imposte al mattino ed osservare la Bisalta per capire com'é il tempo, e vedere la cima mutare nei colori e nalla luce durante i mesi e le stagioni.

Anche dalla grande finestra della camera da letto si vede la Bisalta, una vista a cui sono abituata da sempre, e mannaggia nella nuova casa invece sarà nascosta da altri edifici, però vedremo in cambio uno spicchio di Monviso.
Tra le prime cose portate qui, i miei libri (anche se non tutti, ne ho troppi!) e alcuni oggetti accumulati nel tempo: come il barattolo con conchiglie e semi raccolti sull'oceano a Manakara, il porta candele decorato da Francesca, un quadretto di legno da  Klostar Ivanic vicino a Zagabria dove andammo per la nostra prima vacanza insieme e che mi fu regalato dalla famiglia che ci ospitò in casa per il capodanno di Taizè.
Ci sono cartoline illustrate della mia collezione, le spille rotonde che aveva da bambina e vengono dall'Inghilterra, me le aveva portate zia Piera quando abitava là.
Come sempre i nostri piccoli oggetti parlano molto di noi, ed io amo collezionarli, esporli.

Queste statuine di legno invece vengono da Antsirabè in Madagascar, dal nostro viaggio della scorsa estate, e rappresentano i mestieri tipici degli altipiani.
Queste altre due di legno sono il regalo di nozze che ci ha fatto mia zia Paola, mia testimone di nozze, con la sua famiglia: il Cristo e Maria, scolpite a mano, i loro volti si guardano con un intreccio sereno.
Memorie di altri viaggi: non posso non accumularle!
I piccoli ogetti hanno un fascino immenso su di me: qui una tazza dal mio primo viaggio in Israele e più sotto due delfini di plastica, regalo che mi fece mio fratello Andrea quando eravamo bambini e lui era andato al mare dai nostri cugini francesi.
I delfini cambiano colore a seconda del tempo atmosferico sapete?

In cucina, altre reminescenze africane, nostre e di altri: si uniscono così le nostre tazzine di latta malgasce ed il pettine di legno sempre malgascio, con un porta tovagliolo keniota e con una stoffa congolese.
Sotto: gnometti di lana, pecorelle di lana cardata, un dinosauro di legno: circondarsi di opere costruite con amore e creatività risolleva lo spirito.
Più che semplice arredamento,allestire angoli così vuol dire sistemare oggetti con energie buone, che fanno bene alla vista, creano un ambiente vivo ed accogliente, memoria di esperienze passate e di altre persone che hanno creato con le loro mani in modo originale.

Ci sono i cuscini di Beatrix Potter di quando ero bambina, ci sono nostre fotografie, appunti e disegni.
Ci sono i gerbilli nella loro gabbia, i formicai di Simone ed i suoi oggetti sparsi ovunque: carte Magic, soldatini di WarHammer, fumetti.
I nosti oggetti, per quanto bizzarri o banali, raccontano di noi.Mi piace pensare che, in cambio dell'ordine che spesso manca, chi entri in questa qui o nelle nostre prossime case, possa sentirsi circondato da uno spirito creativo, circondato di colore, di allegria con i nostri mini particolari sparsi a rallegrare la casa.
Cosa amate delle vostre case?
Buon fine settimana!